Il Frammento Di Vetrata Che Ruppe Il Silenzio Di Matteo-tantan - Chainityai

Il Frammento Di Vetrata Che Ruppe Il Silenzio Di Matteo-tantan

Matteo aveva otto anni quando imparò che alcune case non diventano silenziose perché sono tranquille, ma perché qualcuno ha insegnato a tutti ad avere paura del rumore.

La sua casa, ad Assisi, aveva finestre strette, mobili scuri e fotografie di famiglia messe in fila con una precisione quasi ostinata.

La madre spolverava quelle cornici ogni mattina, anche quando aveva gli occhi gonfi.

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Diceva che una casa doveva restare dignitosa.

Diceva che la gente guardava.

Diceva che certe cose, se le lasciavi in disordine fuori, poi ti entravano dentro.

Matteo non capiva tutto, ma capiva abbastanza.

Capiva il rumore della moka quando sua madre era nervosa.

Capiva il modo in cui lei sistemava il foulard al collo prima che il patrigno rientrasse, anche se non doveva uscire.

Capiva che le scarpe lucidissime dell’uomo sul tappetino dell’ingresso annunciavano una serata in cui bisognava parlare poco.

Il patrigno non alzava sempre la voce.

A volte era peggio quando parlava piano.

La sua calma sembrava fatta apposta per far sembrare tutti gli altri esagerati, disobbedienti, sporchi di qualcosa che lui non nominava mai.

Quando Matteo faceva una domanda di troppo, l’uomo guardava la madre.

Non guardava il bambino.

Guardava lei, come se il difetto fosse suo.

“Vedi?” diceva.

E quella parola bastava a farle abbassare lo sguardo.

Una mattina, Matteo chiese perché sua madre tremasse ogni volta che le campane cominciavano a suonare.

Non lo chiese con cattiveria.

Lo chiese perché aveva otto anni e perché, a otto anni, il dolore degli adulti sembra un mobile spostato nel buio: ci sbatti contro, e vuoi solo sapere perché sta lì.

La madre lasciò cadere il cucchiaino nella tazzina.

Il suono fu piccolo, ma nella cucina sembrò una crepa.

Il patrigno sollevò lentamente la testa.

Matteo era seduto al tavolo, con un pezzetto di pane tra le dita.

Sul tavolo c’era una tazza di caffè ormai fredda, una tovaglietta pulita e una candela corta che l’uomo accendeva quando voleva trasformare una punizione in una lezione.

“Che cosa hai detto?” chiese lui.

Matteo guardò la madre.

Lei non parlò.

Aveva le mani strette sul grembiule, come se tenere fermo quel tessuto potesse tenere fermo il resto.

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