Il Bambino Costretto Ad Applaudire Il Fratellastro Preferito-tantan - Chainityai

Il Bambino Costretto Ad Applaudire Il Fratellastro Preferito-tantan

A Genova, Marco aveva 9 anni e aveva imparato una cosa che nessun bambino dovrebbe imparare: ci sono case in cui il silenzio viene scambiato per colpa.

Ogni mattina si svegliava prima che il sole riempisse davvero la cucina.

Sentiva il rumore della moka sul fornello, il tintinnio della tazzina sul piattino, il passo rapido di suo padre nel corridoio.

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Suo padre beveva il caffè quasi sempre in piedi, con il cappotto già sulle spalle e le chiavi di casa strette in mano.

Gli dava un bacio distratto sulla testa, a volte.

A volte gli diceva solo: “Fai il bravo.”

Marco annuiva.

Non perché capisse sempre cosa significasse fare il bravo, ma perché in quella casa era più sicuro annuire che chiedere.

La matrigna si muoveva con ordine.

Aveva sempre i capelli sistemati, una sciarpa piegata vicino alla porta, le scarpe pulite anche quando usciva solo per andare al forno.

Sorrideva davanti agli altri.

Sorrideva quando c’erano vicini sulle scale.

Sorrideva quando il padre di Marco rientrava stanco e chiedeva se tutto fosse andato bene.

“Benissimo,” diceva lei.

Poi il suo sguardo scivolava su Marco, e il bambino capiva che quel benissimo non era per lui.

Il fratellastro di Marco era più piccolo di qualche mese, abbastanza vicino d’età perché ogni cosa diventasse un confronto.

Un voto.

Un quaderno.

Un regalo.

Un abbraccio.

Una frase detta a tavola.

Il padre non sembrava accorgersi di quanto spesso la vita di casa si trasformasse in una piccola cerimonia in cui uno veniva messo al centro e l’altro veniva lasciato sul bordo.

Quando il fratellastro tornava con un buon voto, la matrigna chiamava Marco.

“Vieni qui.”

Marco lasciava il libro, il bicchiere d’acqua, il pezzo di pane, qualunque cosa avesse in mano.

Entrava in salotto.

Il fratellastro stava vicino al tavolo con il quaderno aperto.

La matrigna indicava il voto come se fosse una medaglia.

“Guarda quanto è bravo.”

Marco guardava.

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