La Bambina Mi Infilò Un Quaderno Rosa In Tasca Al Supermercato-paupau - Chainityai

La Bambina Mi Infilò Un Quaderno Rosa In Tasca Al Supermercato-paupau

La prima volta che la notai, non fu il suo viso a colpirmi—furono i lividi.

Erano piccoli segni sbiaditi sulle braccia, di quelli che molti fingono di non vedere perché vederli significa dover scegliere.

La bambina camminava accanto alla madre nella corsia del supermercato, tra pacchi di caffè, biscotti e barattoli ordinati come se la normalità potesse essere messa in fila sugli scaffali.

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Io ero entrato solo per comprare una miscela forte per la moka.

Avevo ancora il casco sotto il braccio, il giubbotto di pelle addosso e gli stivali pesanti che facevano voltare le persone prima ancora che vedessero il mio viso.

Non ero un uomo che ispirava subito fiducia.

Lo sapevo.

Lo avevo imparato da tempo, dai passi che rallentavano quando entravo in un bar, dagli occhi che scivolavano sulle mie cicatrici, dai telefoni che restavano pronti in mano quando passavo troppo vicino.

Eppure quella bambina non mi guardò come mi guardavano gli adulti.

Non aveva paura di me.

O forse aveva una paura talmente grande da non avere più spazio per sceglierne una nuova.

Sua madre la teneva per il polso con troppa forza.

Non con la forza di chi vuole proteggere un figlio da una folla, ma con quella di chi cerca di controllare il tempo, il rumore, l’attenzione degli altri.

La donna aveva il viso tirato e le labbra strette.

Portava vestiti puliti, scarpe curate, un foulard sistemato al collo con quella dignità ostinata di chi vuole ancora sembrare intera davanti al mondo.

La Bella Figura, a volte, non è vanità.

A volte è l’ultimo muro che una persona tiene in piedi quando dentro è già crollato tutto.

La bambina invece sembrava troppo piccola per quel silenzio.

Non piangeva.

Non chiedeva nulla.

Camminava come cammina chi conosce già il prezzo di ogni rumore.

Io vidi i lividi e feci quello che fanno molte persone quando la coscienza arriva prima del coraggio.

Mi dissi che non erano affari miei.

Presi un pacco di caffè, lessi il prezzo senza capirlo, lo rimisi a posto, poi ne presi un altro identico.

Nelle vicinanze, dal piccolo banco vicino all’ingresso, arrivò il profumo di espresso appena fatto.

Una tazzina sbatté contro un piattino.

Una donna anziana disse permesso mentre passava con il carrello.

Il mondo continuava.

Il mio petto no.

Sentivo qualcosa battermi contro le costole, lento e testardo.

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