La Bambina Sulla Sedia A Rotelle Che Non Era Malata-tantan - Chainityai

La Bambina Sulla Sedia A Rotelle Che Non Era Malata-tantan

La bambina costretta a fingere una malattia in una piazza di Roma non piangeva quando arrivavano le prime monete.

Aveva imparato che piangere troppo presto stancava la gente.

Sua madre glielo aveva spiegato con la stessa voce con cui, la mattina, le pettinava i capelli davanti allo specchio piccolo dell’ingresso.

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“Gli occhi bassi. La schiena molle. Non parlare se non te lo dico io.”

Camilla aveva sei anni e conosceva già la differenza tra una carezza vera e una mano che ti sistema per farti vedere meglio.

Quella mattina, a Roma, la piazza si stava svegliando con l’odore dell’espresso e dei cornetti caldi.

Dal bar all’angolo uscivano uomini con il caffè preso in piedi, donne con la borsa stretta al gomito, ragazzi che camminavano guardando il telefono.

La luce era chiara, quasi gentile, e faceva brillare i bordi delle tazzine sul banco come piccole cose pulite.

La madre di Camilla arrivò presto.

Spingeva la sedia a rotelle con una mano e con l’altra teneva una borsa scura, quella in cui finivano le banconote quando il bicchiere di carta diventava troppo pieno.

Camilla non aveva bisogno di quella sedia.

Sapeva camminare.

Sapeva correre, anche se da giorni non correva più perché sua madre diceva che le gambe dovevano sembrare deboli.

Le aveva detto anche di mangiare poco.

“Così il viso diventa più credibile.”

Camilla non sapeva cosa volesse dire credibile.

Sapeva solo che la fame faceva male in modo silenzioso, come una mano chiusa dentro lo stomaco.

Sua madre la sistemò vicino al passaggio più affollato, dove la gente rallentava senza volerlo.

Non troppo al centro, perché lì qualcuno avrebbe potuto fare troppe domande.

Non troppo lontano, perché la pietà ha bisogno di vedere bene il viso di un bambino.

Poi tirò fuori il cartello.

Era un pezzo di cartone piegato ai lati, con lettere grandi e scure.

“Aiutatemi a curarmi.”

Camilla lo prese con entrambe le mani.

La madre le abbassò una spalla.

“Così.”

Poi le inclinò il mento.

“Non guardare troppo dritto.”

Le passò una coperta sulle ginocchia, anche se l’aria era già tiepida.

Infine controllò la benda bianca avvolta intorno al braccio.

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