Il Fratello Che Nascose I Documenti Nella Bara Della Madre-tantan - Chainityai

Il Fratello Che Nascose I Documenti Nella Bara Della Madre-tantan

A Palermo, il giorno del funerale della madre, nessuno avrebbe dovuto parlare di terra, firme o documenti.

Avrebbero dovuto parlare piano, camminare piano, respirare piano.

La casa era piena di parenti vestiti di scuro, di sedie avvicinate alle pareti, di bicchieri d’acqua lasciati a metà e di fazzoletti stretti tra le dita.

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Sul mobile del soggiorno c’erano vecchie fotografie di famiglia, una scatola con chiavi consumate dal tempo e una cornice leggermente storta che nessuno aveva avuto il coraggio di raddrizzare.

In cucina, la moka era rimasta sul fornello senza più calore.

Qualcuno aveva preparato un espresso e poi lo aveva dimenticato lì, nella tazzina, perché in certi giorni anche i gesti più normali diventano impossibili.

La bara era al centro della stanza.

Il rivestimento bianco sembrava troppo pulito, troppo silenzioso, troppo lontano dal caos che quella madre aveva sempre saputo tenere insieme.

Lei, da viva, non avrebbe sopportato una casa così tesa.

Avrebbe detto a qualcuno di mangiare qualcosa.

Avrebbe corretto il colletto di un figlio.

Avrebbe mandato una figlia a prendere il pane al forno anche solo per farla respirare cinque minuti fuori.

Avrebbe fatto quello che fanno certe madri per tutta la vita: tenere unita la famiglia anche quando la famiglia finge di essere più forte di quanto sia.

Ma quel giorno lei non poteva più parlare.

E proprio per questo, forse, qualcuno pensò di poter fare ciò che non avrebbe mai osato fare davanti ai suoi occhi aperti.

Il figlio minore stava vicino alla bara da troppo tempo.

All’inizio nessuno ci fece caso.

In un funerale, un figlio può restare accanto alla madre senza dover spiegare nulla.

Può sfiorare il bordo della bara.

Può fissare il volto immobile di chi lo ha messo al mondo.

Può tremare, piangere, restare zitto, perfino sembrare perso.

Il dolore non ha un comportamento unico.

Ma sua sorella maggiore lo osservava da più tempo di tutti.

Non lo osservava con sospetto, almeno non subito.

Lo osservava perché era suo fratello.

Perché da bambina gli aveva pulito il mento quando si sporcava.

Perché da ragazza lo aveva difeso quando qualcuno lo chiamava viziato.

Perché da adulta aveva continuato a credere, contro ogni evidenza, che in fondo lui non sarebbe mai arrivato a superare certi confini.

Ci sono confini che una famiglia non dovrebbe neppure nominare.

Il letto di una madre malata.

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