A Firenze, La Sedia Vuota Che Salvava Chi Non Aveva Più Voce-tantan - Chainityai

A Firenze, La Sedia Vuota Che Salvava Chi Non Aveva Più Voce-tantan

A Firenze, ogni mattina, il signor Bernardo arrivava al caffè con la stessa puntualità di una campana che nessuno ascolta più davvero.

Aveva 88 anni, ma non entrava mai come un uomo finito.

Entrava con la giacca pulita, le scarpe lucidate, la sciarpa sistemata con cura e quel modo antico di salutare tutti senza pretendere risposta.

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Il barista lo vedeva dalla vetrina prima ancora che aprisse la porta.

Sapeva già cosa avrebbe ordinato.

Un espresso.

Sempre uno.

A volte anche un bicchiere d’acqua, soprattutto quando la mattina era più lunga del solito.

Bernardo si sedeva al tavolino vicino alla finestra, quello che prendeva luce senza essere troppo in mezzo.

Davanti a sé lasciava sempre una sedia vuota.

Non una sedia dimenticata.

Non una sedia in più.

Una sedia scelta.

All’inizio, chi passava pensava che stesse aspettando qualcuno.

Una moglie in ritardo.

Un amico.

Un figlio.

Una persona qualsiasi che avrebbe spinto la porta, detto “Permesso” con un sorriso, e riempito quel posto con una voce familiare.

Ma nessuno arrivava.

Il caffè si riempiva e si svuotava.

Le persone entravano per un cappuccino e un cornetto, parlavano del tempo, del lavoro, della spesa da fare, di una passeggiata programmata nel pomeriggio, e poi se ne andavano.

Bernardo restava.

Non perché avesse troppo tempo.

Perché aveva troppo silenzio.

Sua moglie non c’era più.

Gli amici di una vita erano spariti uno dopo l’altro, come fotografie tolte lentamente da una parete.

Alcuni erano morti.

Altri erano diventati troppo stanchi per uscire.

Altri ancora erano rimasti vivi solo nei numeri della rubrica, quei numeri che non si cancellano perché cancellarli sembra una seconda perdita.

La casa di Bernardo era ordinata, quasi troppo.

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