A Torino, Un Tetto Vuoto Diventa Un Orto Di Dignità E Di Coraggio-tantan - Chainityai

A Torino, Un Tetto Vuoto Diventa Un Orto Di Dignità E Di Coraggio-tantan

A Torino, sopra un condominio comune e pieno di corridoi freddi, Signor Leone aveva trasformato il tetto nel suo ultimo pezzo di mondo.

A 77 anni, saliva ancora su quelle scale con la schiena un po’ curva e le mani già sporche di terra prima ancora di iniziare a lavorare.

Non perché fosse rimasto indietro.

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Perché non aveva mai smesso di essere quello che era.

Un contadino.

Uno che conosce il tempo delle stagioni, il peso dell’acqua, l’odore buono del terriccio quando finalmente si apre dopo l’inverno.

Prima aveva avuto la terra sotto i piedi.

Poi la terra gli era stata tolta.

E quando un uomo perde il campo, spesso non perde solo il lavoro.

Perde il ritmo delle giornate.

Perde i nomi delle persone che lo salutavano ogni mattina.

Perde il posto in cui il suo corpo si sentiva utile.

Leone arrivò in città con quel vuoto addosso.

E con un silenzio che non faceva rumore, ma occupava tutto.

Viveva solo.

Stanza piccola.

Muri semplici.

Pochi oggetti.

Una moka sul fornello che scandiva le mattine meglio di qualsiasi orologio.

Poi, un giorno, iniziò a fare una cosa che sembrava minuscola.

Salì sul tetto con cassette di polistirolo, terra recuperata, semi e piantine.

E ci mise dentro il resto di sé.

Cavoli, insalata, pomodori, basilico, zucchine.

Non un orto elegante.

Un orto resistente.

Un orto nato per non arrendersi.

Sotto, nel palazzo, vivevano ragazzi poveri, studenti che cercavano di tirare avanti con buste economiche, pasta istantanea, cene rimandate, pranzi saltati, vergogna compressa in una stanza fredda.

Leone li vedeva.

Li vedeva davvero.

Li riconosceva da come abbassavano gli occhi quando facevano due conti in corridoio.

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