A 83 anni ricuce una rete e salva la famiglia di un giovane a Genova-tantan - Chainityai

A 83 anni ricuce una rete e salva la famiglia di un giovane a Genova-tantan

Genova la mattina ha un modo tutto suo di entrare nelle ossa.

Non arriva subito, non fa scena, non chiede permesso, ma ti si posa addosso con l’umidità del porto, con l’odore di sale e gasolio, con il rumore delle funi che sbattono contro i pali.

Sul molo, tra una cassetta di pesce e una barca legata male, Signor Nino era diventato una presenza che tutti conoscevano e che quasi nessuno guardava davvero.

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Ottantatré anni.

La schiena un po’ chiusa, il cappello consumato, le mani nodose di chi ha passato una vita a tirare reti, a sistemare nodi, a perdere e a ricominciare.

Aveva smesso di uscire in mare da tempo.

Non per scelta.

Perché il corpo, a un certo punto, presenta il conto con una precisione crudele.

Le gambe non reggevano più le albe fredde.

Le spalle non obbedivano più come una volta.

E il mare, che per anni gli aveva dato pane e fatica, aveva cominciato a restituirgli solo stanchezza.

Così Nino si era seduto.

Prima per poche ore.

Poi per mezza giornata.

Poi per sempre, almeno così gli sembrava.

Si era messo a rammendare reti per gli altri.

Poco lavoro.

Pochi soldi.

Poche parole.

Ma ogni nodo che chiudeva era un modo per non scomparire del tutto.

C’era sempre qualcuno che gli lasciava una rete rotta, un sacco da sistemare, una maglia da salvare prima della sera.

E lui, senza lamentarsi, prendeva ago e filo come se stesse ancora tenendo in mano il timone della sua vita.

Quel giorno, però, il porto non aveva l’aria di una mattina normale.

C’era un ragazzo che correva tra i pontili con gli occhi accesi dalla paura.

Aveva vent’anni, forse poco più, e si vedeva da lontano che non era un uomo abituato a chiedere aiuto.

Aveva le mani sporche, la giacca ancora umida di salsedine, e tra le braccia stringeva una rete strappata in modo brutto, troppo brutto per essere sistemata in fretta.

La sua barca sarebbe dovuta uscire poche ore dopo.

Una battuta importante.

Una di quelle giornate che contano più di un mese intero.

Il ragazzo si fermò davanti a Nino e quasi non riuscì a respirare.

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