Il maestro povero che insegnò a leggere a Palermo-tantan - Chainityai

Il maestro povero che insegnò a leggere a Palermo-tantan

A Palermo, il mercato respirava già di prima mattina.

L’aria sapeva di frutta matura, cartone umido, caffè bevuto in fretta e plastica esposta al sole.

Tra i banchi stretti e le voci che si sovrapponevano, c’era un uomo di 84 anni che molti avevano imparato a riconoscere senza davvero conoscerlo.

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Si chiamava Signor Domenico.

Un tempo aveva insegnato alla scuola elementare.

Ora sedeva vicino a un piccolo tavolino con sopra alcune penne vecchie, oggetti semplici, ricordi che aveva deciso di vendere per tirare avanti.

La scena colpiva proprio per questo.

Non c’era nulla di teatrale.

Solo un uomo anziano, curvo quel tanto che basta a far capire la fatica, ma ancora dritto nello sguardo.

Le mani erano segnate dagli anni.

La camicia era pulita.

Le scarpe, nonostante tutto, erano tenute con cura.

Era il tipo di dignità che non fa rumore.

Quella che resta anche quando il portafoglio è vuoto.

Molti lo vedevano ogni giorno e pensavano che vendesse solo vecchie penne per nostalgia.

La verità era più dura.

Quelle penne erano il resto di una vita.

Ogni oggetto sul tavolino portava dentro una memoria: una classe, un compito corretto, una promozione, una stretta di mano ricevuta da un bambino diventato adulto.

E adesso quel passato, per sopravvivere, doveva stare in vendita sul bordo di un mercato.

Era un’umiliazione silenziosa.

Ma Domenico non la trasformava in lamento.

Continuava a lavorare, a osservare, a salutare con educazione.

Nel quartiere, la gente capiva una cosa importante: c’è una povertà che si vede, e una povertà che si nasconde dietro il pudore.

Domenico apparteneva a entrambe.

Proprio per questo nessuno dimenticava il tono della sua voce.

Era calmo.

Mai duro.

Mai condiscendente.

Quasi da maestro anche quando vendeva una penna da pochi euro.

Il primo incontro decisivo avvenne un pomeriggio qualsiasi.

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