L’Anziano Che Divideva Il Pane Vecchio Con Tre Sconosciuti-tantan - Chainityai

L’Anziano Che Divideva Il Pane Vecchio Con Tre Sconosciuti-tantan

A Roma, ogni sera, il signor Paolo arrivava dietro il forno quando l’ultimo profumo del pane restava nell’aria e le luci della strada cominciavano a rendere i volti più stanchi.

Aveva 82 anni, un cappotto consumato sulle maniche, una sciarpa sempre annodata con cura e un modo di stare in piedi che diceva più orgoglio che bisogno.

Non entrava mai quando c’erano ancora clienti.

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Aspettava fuori.

Guardava la serranda scendere a metà, poi faceva un passo avanti e chiedeva, con voce bassa, se fosse rimasto qualcosa che non si poteva più vendere.

Il fornaio lo conosceva ormai da settimane.

All’inizio aveva provato imbarazzo, perché c’è una specie di dolore particolare nel vedere un uomo anziano chiedere pane vecchio con educazione perfetta.

Paolo non tendeva la mano come chi pretende.

La teneva vicino al petto, come chi si scusa perfino di avere fame.

“Solo se avanza,” diceva.

Il fornaio gli dava due filoni induriti, qualche rosetta rimasta troppo a lungo sul banco, pezzi che al mattino sarebbero stati sostituiti da pane nuovo, lucido, caldo, desiderabile.

Paolo ringraziava sempre due volte.

Una per il pane.

Una per non essere stato guardato male.

Poi infilava tutto in una busta pulita che piegava e riusava, perché anche una busta, quando si vive con poco, diventa una cosa da rispettare.

Il fornaio credeva che Paolo tornasse nella sua stanza.

Era una supposizione semplice, quasi naturale.

Un uomo anziano, solo, con una pensione insufficiente, raccoglie pane invenduto per non andare a dormire senza cena.

La storia sembrava triste, ma finiva lì.

Invece Paolo, dopo aver preso il pane, non girava verso casa.

Camminava piano verso la zona della stazione Termini, con la busta stretta contro il cappotto.

Non aveva fretta, perché a 82 anni la fretta è un lusso del corpo.

Ma non saltava mai una sera.

Nella sua stanza in affitto, il freddo entrava dagli angoli e restava anche quando la moka sul fornellino cominciava a borbottare.

La pensione bastava per le medicine, per pagare la luce e per fare attenzione a tutto il resto.

Sul tavolino teneva una ricetta medica piegata, una bolletta con la data cerchiata e pochi scontrini conservati come prova silenziosa di ogni rinuncia.

Non c’erano foto nuove.

Non c’erano visite rumorose.

C’era solo un letto stretto, una coperta leggera e il rumore della città che continuava senza chiedergli permesso.

Eppure, quando riceveva il pane, Paolo non lo metteva da parte per sé.

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