La Nonna Di Torino Che Restituiva Dignità Con Le Forbici-tantan - Chainityai

La Nonna Di Torino Che Restituiva Dignità Con Le Forbici-tantan

A Torino, Nonna Rina camminava piano, ma le sue forbici avevano ancora il passo sicuro di una donna che aveva lavorato tutta la vita.

Aveva 75 anni, un cappotto semplice, una sciarpa sempre annodata con cura e una borsa consumata dove teneva il pettine, due asciugamani bianchi e un paio di forbici vecchie.

Non erano forbici preziose.

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Non brillavano come quelle nuove nelle vetrine dei saloni.

Ma quando Rina le apriva, chi la conosceva capiva che quella donna non aveva smesso di essere parrucchiera solo perché una serranda era rimasta abbassata.

Per anni aveva avuto un piccolo salone.

Uno di quei posti senza lusso, ma con gli specchi puliti, il pavimento spazzato bene e una moka nel retrobottega che borbottava nei momenti di pausa.

Le clienti entravano dicendo “permesso” anche quando la porta era già aperta, gli uomini del quartiere si sedevano per sistemare basette e nuca, e Rina ricordava quasi tutti senza bisogno di agenda.

Sapeva chi aveva un figlio all’università.

Sapeva chi aveva perso il marito.

Sapeva chi chiedeva solo una spuntata ma in realtà aveva bisogno di parlare.

Il suo salone non era solo un lavoro.

Era una stanza dove le persone uscivano un po’ più dritte di come erano entrate.

Poi l’affitto era diventato pesante.

All’inizio una ricevuta in ritardo sembrava una cosa rimediabile.

Poi ne erano arrivate altre.

Rina aveva cominciato a contare le monete nel cassetto prima di comprare shampoo e asciugamani.

Aveva spento le luci prima del solito.

Aveva rinunciato al caffè al bar e si portava da casa quello della moka, già freddo in un piccolo thermos.

Quando aveva capito che non ce l’avrebbe fatta, non aveva gridato.

Non aveva accusato nessuno.

Aveva piegato gli asciugamani, pulito gli specchi un’ultima volta e portato via solo ciò che poteva stare nella sua borsa.

Le forbici.

Il pettine.

La foto del primo giorno di apertura.

E una dignità ferita, ma non morta.

Il giorno in cui la serranda restò giù, qualcuno nel quartiere disse che era un peccato.

Qualcun altro disse che ormai succedeva a tanti.

Rina sentì quelle frasi e abbassò appena il mento, perché il dispiacere degli altri può sembrare gentile, ma a volte pesa quasi quanto la sconfitta.

Per una settimana rimase a casa.

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