Il Soldato A 5.000 Miglia Che Ricevette La Chiamata Peggiore-heuh - Chainityai

Il Soldato A 5.000 Miglia Che Ricevette La Chiamata Peggiore-heuh

La prima cosa che sentii fu la pioggia.

Non un temporale aperto, non il vento che strappava via la notte, ma quella pioggia minuta e testarda che batteva sul telo della tenda operativa come dita impazienti su una porta chiusa.

Ero seduto sul bordo della branda con gli anfibi allacciati a metà e un bicchiere di caffè ormai amaro tra le mani.

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Il caffè era freddo, ma lo tenevo lo stesso, perché in certi posti anche una cosa cattiva e tiepida può sembrare una casa.

Poi il telefono si illuminò.

Sul display comparve il nome di mia madre.

Mamma.

Non chiamava mai a quell’ora.

Non perché dormisse sempre, anzi, dormiva poco da quando mio padre era morto.

Ma aveva un rispetto quasi antico per gli orari degli altri, quel modo di non disturbare mai, di soffrire in silenzio e poi dire che andava tutto bene.

Per un secondo non risposi.

Guardai soltanto la sua foto contatto.

Era vecchia di dieci anni.

Lei era davanti alla casa di famiglia, i capelli grigi tirati indietro, il viso segnato dal sole, un foulard chiaro legato al collo come faceva quando usciva anche solo per prendere il pane.

Dietro di lei si vedeva la porta di legno, le chiavi grosse che teneva sempre nella borsa, e un angolo della cucina dove la moka restava pronta ogni mattina.

Mia madre credeva che una persona potesse perdere molte cose, ma non la dignità.

Diceva sempre che le scarpe andavano pulite anche per andare dal fruttivendolo, perché il mondo ti guarda prima ancora di ascoltarti.

Io risposi con un mezzo sorriso, già pronto a prenderla in giro per l’ora.

“Mamma?”

Dall’altra parte non arrivò subito una voce.

Arrivò un respiro.

Sottile.

Rotto.

Un respiro che non apparteneva alla donna che mi aveva cresciuto con una mano sul grembiule e l’altra sulla mia nuca quando avevo paura.

“Blake,” sussurrò.

Mi alzai di colpo.

Il bicchiere cadde, il caffè si rovesciò sul pavimento della tenda e si allargò vicino agli anfibi come una macchia scura.

“Che è successo?”

Fuori, i generatori continuavano a ronzare.

Più in là, qualcuno rise per una partita a carte.

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