A Venezia, L’Ultima Zuppa Di Nonna Lucia Salvò Un Uomo Perduto-tantan - Chainityai

A Venezia, L’Ultima Zuppa Di Nonna Lucia Salvò Un Uomo Perduto-tantan

A Venezia, quando il freddo arrivava davvero, non faceva rumore.

Entrava sotto le porte, saliva dai gradini bagnati, si infilava tra i bottoni dei cappotti e restava lì, addosso, come una mano gelida.

Nonna Lucia lo conosceva bene.

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Aveva 80 anni e non aveva più la forza di quando portava due borse della spesa senza fermarsi, ma ogni sera accendeva il fornello della sua cucina piccola e metteva sul fuoco la stessa pentola di sempre.

Era una pentola graffiata, scura sul fondo, con il manico un po’ lento.

Lucia diceva che le cose vecchie, se non le butti via, imparano a servirti meglio di quelle nuove.

La sua zuppa non era una zuppa da ristorante.

Non aveva panna, non aveva spezie costose, non aveva quel profumo ricco che fa voltare la gente dalla strada.

Era una zuppa sottile, fatta con quello che c’era.

Acqua.

Sale.

Qualche patata.

Un pezzo di carota quando riusciva a comprarla.

Pane secco, quando il forno gliene lasciava un sacchetto alla fine della giornata.

A volte Lucia guardava la pentola e sospirava.

Poi aggiungeva ancora acqua.

Non perché le piacesse così, ma perché sapeva contare le facce che l’avrebbero aspettata vicino alla banchina.

Una porzione in più poteva significare una notte meno crudele per qualcuno.

E quando una persona dorme fuori, una notte meno crudele non è poco.

La sua casa non aveva nulla di speciale.

Sul tavolo c’era una tovaglia lavata troppe volte, vicino alla porta una sciarpa ripiegata con cura, e accanto al fornello una moka che al mattino faceva più rumore di lei.

Lucia viveva con poco.

Certe mattine beveva solo un caffè e mangiava pane duro bagnato appena, perché il denaro doveva bastare anche per la sera.

Non lo diceva a nessuno.

La povertà, per chi è cresciuto con orgoglio, diventa una stanza chiusa a chiave.

Ma la fame degli altri Lucia non riusciva a chiuderla fuori.

Ogni sera, poco prima di uscire, infilava le chiavi nella tasca del cappotto, annodava meglio la sciarpa e controllava il coperchio della pentola.

Poi spegneva la luce della cucina.

Il corridoio restava buio alle sue spalle.

Fuori, Venezia aveva un’altra faccia.

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