A Milano Portava La Cena Al Guardiano: Poi Una Sera Non Scese-tantan - Chainityai

A Milano Portava La Cena Al Guardiano: Poi Una Sera Non Scese-tantan

Il vecchio portava la cena al guardiano notturno a Milano.

Ogni sera, quando la città smetteva di fingere di correre e rimaneva soltanto il rumore distante delle rotaie, il signor Cesare si affacciava alla finestra della cucina.

Aveva 76 anni e un modo lento di muoversi, come chi ha imparato a non chiedere più troppo al proprio corpo.

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Il suo appartamento dava su un cantiere.

Di giorno c’erano operai, camion, voci, ferri che battevano, passi pesanti sulle assi.

Di notte restava un cancello chiuso, qualche lampada bianca e un uomo seduto da solo.

Il guardiano notturno arrivava quasi sempre alla stessa ora.

Si sistemava il giubbotto, controllava il cancello, guardava le reti metalliche e poi prendeva posto su una sedia pieghevole, vicino a un piccolo tavolo improvvisato.

Cesare lo vedeva dal vetro, oltre il riflesso della propria cucina.

All’inizio era solo una presenza.

Poi diventò un’abitudine.

Poi, senza che nessuno dei due lo decidesse, diventò una specie di compagnia.

Cesare non conosceva il suo cognome.

Non sapeva dove abitasse, da quanto facesse quel lavoro, se avesse una famiglia o se anche lui, finito il turno, tornasse in una casa troppo silenziosa.

Sapeva solo che l’uomo passava le notti al freddo, davanti a un cantiere che non parlava.

E questa cosa, col tempo, cominciò a disturbargli il cuore.

La cucina di Cesare era sempre in ordine.

Sul fornello c’era una moka piccola, vicino a un barattolo di caffè chiuso con cura.

Sul mobile c’erano due tazze, anche se una sola veniva usata davvero.

Accanto alla porta, appese a un gancio, c’erano le chiavi di casa e una sciarpa scura che lui metteva anche per scendere pochi minuti, perché l’aria della sera gli entrava subito nel collo.

Sul muro, alcune vecchie fotografie di famiglia sembravano sorvegliare la stanza.

Cesare non le guardava spesso, ma non le toglieva mai.

Per lui erano una forma di compagnia educata.

Non chiedevano niente.

Non facevano rumore.

Restavano lì.

La sua cena era quasi sempre semplice.

Riso avanzato, un uovo, un filo d’olio, un pezzo di pane comprato al forno il giorno prima.

A volte scaldava tutto con pazienza.

A volte mangiava il riso appena tiepido, seduto al tavolo, con il televisore spento e la finestra davanti.

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