Il Regalo Vuoto Che Un Bambino Di Genova Riceveva Ogni Anno-tantan - Chainityai

Il Regalo Vuoto Che Un Bambino Di Genova Riceveva Ogni Anno-tantan

A Genova, Dario imparò troppo presto che un compleanno poteva fare rumore anche senza regali.

Il rumore era quello della carta che si piegava male sotto le sue dita.

Era il nastro che si attorcigliava.

Image

Era la scatola vuota che batteva piano sul tavolo di legno, leggera come una bugia ripetuta finché tutti smettono di chiamarla bugia.

Aveva otto anni, ma in certi momenti sembrava più piccolo.

Non per l’altezza, né per il viso ancora rotondo da bambino.

Sembrava più piccolo perché, ogni 14 maggio, sua madre riusciva a togliergli un pezzo di voce.

La cucina era sempre preparata con cura.

Non una cura tenera, però.

Una cura da occhi esterni.

I bicchieri allineati, il tavolo pulito, le sedie messe dritte, la moka pronta sul fornello, il profumo del caffè che avrebbe dovuto dire casa e invece diceva attenzione, non sbagliare niente.

Sua madre controllava tutto.

Il colletto della camicia.

Le scarpe.

Le mani.

Il modo in cui Dario si sedeva.

Il modo in cui respirava quando qualcuno entrava.

“Non farmi fare brutta figura,” gli diceva spesso.

E Dario, che non aveva mai capito bene quale fosse la figura giusta da fare quando il cuore ti batte così forte, annuiva.

Ogni anno, sul tavolo compariva una scatola.

Non era nuova.

Gli angoli erano un po’ molli, la superficie segnata da vecchie pieghe, come se anche quella scatola si fosse stancata di recitare la stessa parte.

Accanto c’erano carta colorata e nastro.

Il compito spettava a Dario.

Doveva incartarla lui.

Doveva farlo con attenzione.

Doveva mettere il nastro al centro.

Doveva sistemare il pacco sul tavolo.

E poi doveva aspettare.

La prima volta che ricordava davvero quel rituale aveva cinque anni.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *