L’Ombrello Di Carta Che Salvò Una Ragazza Sotto La Pioggia-tantan - Chainityai

L’Ombrello Di Carta Che Salvò Una Ragazza Sotto La Pioggia-tantan

13. L’anziana che vendeva ombrelli di carta a Verona

La pioggia aveva cominciato piano, come una confidenza sussurrata sui vetri, poi era diventata una tenda fitta sopra Verona.

Le pietre bagnate riflettevano le luci dei bar, i passi correvano più veloci, e vicino all’antica arena la gente cercava riparo senza guardarsi troppo negli occhi.

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Nonna Sofia restava al suo posto.

Aveva 72 anni, un foulard legato con cura, le mani segnate dalla colla e dalle forbici, e un carretto di legno pieno di ombrelli di carta fatti a mano.

Non erano oggetti per diventare ricchi.

Erano piccoli ripari.

Erano fiori piegati contro l’acqua.

Erano il pane della sua sera.

Ogni ombrello nasceva nella sua cucina, dove la moka stava sempre vicino al fornello anche quando non c’era abbastanza caffè per riempirla.

Sofia tagliava la carta con pazienza, rinforzava i bordi, incollava piccoli dettagli, lasciava asciugare tutto vicino alla finestra e poi, al mattino, sceglieva i pezzi migliori da portare fuori.

Li vendeva a poco.

Troppo poco, le aveva detto qualche volta una donna del quartiere.

Ma Sofia sorrideva e rispondeva che le cose fragili non devono spaventare chi ha poco denaro.

In verità, quel poco era tutto.

Il margine di ogni ombrello finiva in una borsa di stoffa, poi in una pagnotta, in una minestra, in due mele, in un pacchetto piccolo di tè quando si permetteva un lusso.

Quel pomeriggio, però, la pioggia aveva rovinato tutto.

La carta temeva l’acqua prima di essere protetta bene, e molti passanti tiravano dritto, già preoccupati per cappotti, telefoni e scarpe.

Sofia si asciugò le dita sul grembiule e contò le monete nella tasca.

Una, due, tre.

Non bastavano.

Guardò il carretto, poi il cielo, poi la strada che si svuotava.

Non era la prima volta che la fame le faceva compagnia, ma quel giorno le pesò di più, forse perché il freddo era entrato nelle ossa, forse perché nessuno sembrava avere tempo nemmeno per un sorriso.

Aveva imparato a non lamentarsi.

La Bella Figura, per lei, non era apparire ricca.

Era non lasciare che la povertà ti strappasse la gentilezza.

Per questo teneva le scarpe lucidate anche se erano vecchie.

Per questo piegava bene il foulard.

Per questo diceva sempre grazie, anche quando qualcuno prendeva in mano un ombrello, lo guardava, chiedeva il prezzo e poi se ne andava ridendo piano.

La dignità, pensava Sofia, è una casa piccola ma bisogna tenerla pulita.

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