Il Ragazzo Tornò Con 100 Euro E Mi Fece Vergognare In Silenzio-heuh - Chainityai

Il Ragazzo Tornò Con 100 Euro E Mi Fece Vergognare In Silenzio-heuh

Quando mi accorsi del biglietto mancante, non mi fece male subito il denaro.

Mi fece male il pensiero che arrivò prima ancora della ragione.

Ero seduto al tavolo della cucina, con il portafoglio aperto davanti, la moka ormai fredda sul fornello e una luce pallida che entrava dalla finestra sopra il lavello.

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Quel mattino non aveva niente di speciale.

Il rubinetto gocciolava ogni tanto, l’orologio segnava un’ora qualunque, e fuori il piccolo giardino dietro la villetta sembrava finalmente in ordine dopo settimane di erba alta e foglie ammassate vicino al vialetto.

Avevo aperto il portafoglio per controllare i contanti prima di andare a fare alcune commissioni.

Non era un gesto da uomo avaro.

Era un gesto da pensionato.

A una certa età, e con una pensione che basta solo se la tratti con rispetto, si impara a contare senza vergogna.

Si guarda il prezzo del pane, si confrontano le offerte al supermercato, si spegne la luce anche se si resta via dalla stanza per poco, e prima di accendere il riscaldamento si aspetta sempre un altro quarto d’ora.

Non mi consideravo povero.

Mi consideravo prudente.

Dentro il portafoglio c’era il biglietto da venti euro, piegato bene, infilato nella tasca dove tenevo sempre i contanti piccoli.

Il biglietto da cento, però, non c’era più.

Lo cercai una volta.

Poi una seconda.

Poi svuotai il portafoglio sul tavolo, tra la ricevuta della farmacia, una tessera consumata e un vecchio scontrino che avrei dovuto buttare da giorni.

Niente.

In quel momento capii.

Il giorno prima avevo pagato Elia, il ragazzino della via accanto che ogni tanto veniva a tagliarmi l’erba.

Quattordici anni, forse ne dimostrava anche meno.

Era magro, con le spalle strette e una felpa sempre troppo grande, una di quelle felpe che sembrano comprate pensando che il corpo prima o poi debba raggiungerle.

Arrivava su una bicicletta vecchia che faceva rumore a ogni pedalata, un cigolio sottile che riconoscevo prima ancora di vederlo spuntare dal cancelletto.

Non parlava molto.

Non era scontroso.

Era solo uno di quei ragazzi che hanno imparato presto a non occupare troppo spazio.

Mi diceva sempre “Buongiorno, signor Rinaldi” con un rispetto che non suonava falso.

Poi prendeva gli attrezzi, tagliava l’erba, raccoglieva le foglie, puliva il vialetto e, se vedeva qualcosa fuori posto, lo sistemava senza nemmeno chiedere.

Io gli davo venti euro.

Sempre venti.

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