Il Violino Rotto Di Cremona Che Fece Rialzare Un Vecchio-tantan - Chainityai

Il Violino Rotto Di Cremona Che Fece Rialzare Un Vecchio-tantan

A Cremona, certe mani vengono ricordate anche quando nessuno le chiama più per nome.

Quelle di Signor Vittorio erano mani così.

A 86 anni tremavano quando alzava la tazzina dell’espresso, tremavano quando cercava la chiave nella tasca del cappotto, tremavano quando provava a sistemare la sciarpa prima di uscire.

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Ma un tempo quelle mani avevano ascoltato il legno meglio di molte orecchie.

Avevano riconosciuto una crepa prima che diventasse ferita.

Avevano capito quando una corda era troppo tesa e quando un violino chiedeva solo pazienza.

Vittorio non diceva mai di essere stato importante.

Non era quel tipo di uomo.

Si vestiva con cura anche per comprare il pane, teneva le scarpe lucidate anche se consumate ai lati, salutava con un cenno rispettoso chiunque entrasse nel suo piccolo mondo.

La sua stanza era stretta, silenziosa e piena di polvere di legno.

Non era una bottega, non più.

La bottega vera era sparita anni prima, insieme all’insegna, al bancone, ai clienti che entravano piano, quasi in punta di piedi, perché davanti a un violino aperto si parlava sottovoce.

Prima ancora era sparita sua moglie.

E quella perdita aveva cambiato il suono di ogni cosa.

La moka sul fornello non aveva più lo stesso profumo.

La sedia dall’altra parte del tavolo era diventata un oggetto troppo presente.

Le vecchie fotografie, appoggiate su una mensola di legno scuro, sembravano guardarlo con una dolcezza che a volte faceva male.

Per mesi, dopo aver perso il laboratorio, Vittorio aveva smesso di toccare gli attrezzi.

Li teneva chiusi in una cassetta, ordinati come soldati vecchi, inutili ma dignitosi.

C’erano lime consumate, piccoli morsetti, un coltello da lavoro, pezzi di legno, corde rimaste in una busta ingiallita.

Ogni tanto apriva la cassetta solo per controllare che ci fosse ancora tutto.

Poi la richiudeva.

Come si chiude una stanza della memoria.

Le giornate passavano quasi uguali.

Al mattino si lavava, si pettinava con lentezza, annodava la sciarpa e scendeva in strada.

Al bar prendeva un espresso, sempre in piedi al bancone, sempre con due parole gentili per chi lo serviva.

Non restava mai troppo.

Gli sembrava di occupare spazio.

Dopo, camminava verso la piazza.

Non cercava compagnia.

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