Il Vecchio Cinema Dove Un Senzatetto Aprì Le Sue Coperte-tantan - Chainityai

Il Vecchio Cinema Dove Un Senzatetto Aprì Le Sue Coperte-tantan

Nel vecchio cinema di Palermo, il freddo non arrivava mai di colpo.

Entrava piano, come una persona educata che dice “Permesso” prima di fare male.

Prima passava dalle finestre rotte in alto, muovendo i manifesti scoloriti rimasti attaccati alle pareti.

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Poi scivolava sulle file di poltrone strappate, si infilava tra le assi del pavimento e raggiungeva il fondo della sala, dove Signor Rocco dormiva da quando nessuno vendeva più biglietti.

Aveva 89 anni.

Una volta, in quello stesso edificio, stava all’ingresso con la giacca pulita, le scarpe lucidate e un sorriso piccolo, di quelli che non fanno rumore ma fanno sentire le persone accolte.

Controllava i biglietti.

Indicava la sala.

Aiutava le coppie anziane a trovare i posti.

Si ricordava quali bambini avevano paura del buio, quali uomini fingevano di accompagnare la moglie ma poi restavano incollati allo schermo, quali ragazze entravano con la sciarpa stretta al collo e uscivano con gli occhi diversi.

Per anni, Rocco aveva creduto che il cinema fosse una specie di casa.

Non perché ci si dormisse.

Perché dentro, anche chi arrivava solo, poteva sedersi accanto ad altri e guardare nella stessa direzione.

Poi il cinema era stato chiuso.

Le luci si erano spente una alla volta.

Le voci erano sparite.

Il bancone dell’ingresso era rimasto con una tazzina da espresso crepata dietro il vetro, come se qualcuno dovesse tornare dopo cinque minuti.

Nessuno tornò.

Rocco sì.

All’inizio era entrato solo per rivedere il posto.

Aveva ancora un mazzo di chiavi vecchie, arrugginite, che aprivano male la porta laterale.

Non sapeva nemmeno perché le conservasse.

Forse per abitudine.

Forse perché, quando una vita si svuota, gli oggetti diventano testimoni.

C’erano persone che avevano album di famiglia, case ereditate, cassetti pieni di foto.

Lui aveva chiavi che facevano fatica a girare e un registro dei turni macchiato d’umidità.

In quel registro c’erano ancora alcune date, alcuni numeri, qualche firma sbiadita.

Rocco lo trattava come un documento importante.

Non diceva che gli apparteneva il cinema.

Diceva solo che il cinema gli ricordava di essere esistito.

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