L’anziano Di Napoli Che Regalò Ombra A Una Venditrice Stremata-tantan - Chainityai

L’anziano Di Napoli Che Regalò Ombra A Una Venditrice Stremata-tantan

A Napoli, nelle giornate in cui il caldo sembra non cadere dal cielo ma salire direttamente dalle pietre, anche un pezzo d’ombra può diventare una forma di salvezza.

Signor Carmine lo sapeva bene, perché a 85 anni aveva imparato che certe cose piccole sono piccole solo per chi non ne ha bisogno.

La sua casa dava sulla strada, con una porta consumata dal tempo e una vecchia tenda davanti all’ingresso.

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Non era una tenda elegante.

Il tessuto era scolorito, il bordo segnato dal sole, il telaio arrugginito in più punti.

Quando il vento arrivava di lato, faceva un rumore secco, come un vecchio che tossisce prima di parlare.

Eppure per Carmine quella tenda era una specie di confine tra il respiro e la fatica.

Da anni aveva problemi ai polmoni.

Non gli serviva molto, almeno così diceva lui.

Gli bastava sedersi fuori, prendere aria, restare abbastanza vicino alla porta per tornare dentro se il petto cominciava a stringere.

Ma l’aria, d’estate, non basta sempre.

Il medico gli aveva detto di stare in un punto ventilato, ma di evitare il sole forte.

Così Carmine aveva sistemato una sedia sotto quella tenda, sempre nello stesso punto, sempre alla stessa ora.

La mattina lasciava la moka sul fornello, aspettava che il gorgoglio finisse, beveva piano il suo caffè e poi usciva.

Indossava camicie leggere, magari un po’ vecchie, ma sempre pulite.

Le scarpe erano consumate, però lucidate.

In un quartiere dove tutti vedevano tutto, anche un uomo solo conservava la propria dignità nei dettagli.

Si sedeva davanti all’uscio e guardava la vita passare.

Il bar serviva espresso a chi aveva fretta.

Qualcuno comprava un cornetto, lo mangiava nella carta e poi salutava con un cenno.

Dal fruttivendolo arrivavano voci, cassette spostate, sacchetti che si aprivano con un colpo delle dita.

Carmine non parlava molto.

Ma salutava tutti.

E quando un bambino passava troppo vicino alla strada, lui alzava una mano e lo richiamava senza alzarsi.

C’era chi lo chiamava “Signor Carmine” con rispetto e chi semplicemente “Carmine” con affetto.

Lui rispondeva nello stesso modo a entrambi.

Quel giorno, però, il caldo era più cattivo del solito.

Non era soltanto afa.

Era una pressione addosso.

Le facciate sembravano trattenere il fuoco.

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