Il Guardiano Di Milano Che Salvò Un Camionista Con Una Bugia-tantan - Chainityai

Il Guardiano Di Milano Che Salvò Un Camionista Con Una Bugia-tantan

Il Vecchio Che Custodì Il Sonno Di Un Camionista A Milano

A Milano, quando la notte diventa più lunga del coraggio, ci sono uomini che non fanno rumore eppure tengono in piedi il mondo.

Il signor Renzo aveva 74 anni e un mazzo di chiavi pesante abbastanza da sembrare una responsabilità.

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Faceva il guardiano notturno in un parcheggio di camion alla periferia della città, tra cancelli metallici, fari bassi, motori che tossivano nel freddo e documenti di trasporto passati da una mano all’altra senza quasi guardarsi negli occhi.

Non era un lavoro che avrebbe immaginato per la sua età.

Alla sua età, pensava ogni tanto, un uomo avrebbe dovuto dormire in un letto caldo, non svegliarsi di colpo su una sedia di plastica con la schiena rigida e il collo piegato male.

Ma la pensione non bastava.

Non bastava per le bollette, non bastava per le medicine, non bastava per continuare a vivere senza chiedere favori a nessuno.

E Renzo era cresciuto con un’idea semplice, dura, quasi antica: finché puoi stare in piedi, non tendere la mano se puoi ancora usare le tue.

Per questo ogni sera arrivava al cancello con la sciarpa sistemata bene, le scarpe pulite anche quando pioveva, un thermos piccolo e un sacchetto con qualcosa da mangiare.

A volte dentro c’era un pezzo di pane comprato al forno, a volte un frutto, a volte solo due biscotti avvolti nella carta.

La sua guardiola non aveva nulla di speciale.

Una scrivania stretta.

Un registro degli ingressi.

Una penna legata con lo spago.

Un bollitore vecchio.

Una sedia per lui e una sedia di plastica per chi doveva aspettare.

Sul muro c’era un orologio che sembrava andare più lento dopo le due del mattino.

Renzo conosceva bene quell’ora.

Le due passate erano l’ora in cui i camionisti smettevano di scherzare.

Le tre erano l’ora in cui la stanchezza cambiava faccia.

Le quattro erano l’ora in cui un uomo poteva convincersi di essere ancora lucido solo perché non era ancora caduto.

Renzo li vedeva arrivare tutti.

Quelli che scendevano dalla cabina con il telefono incollato all’orecchio.

Quelli che facevano finta di leggere la bolla di consegna ma fissavano la stessa riga per trenta secondi.

Quelli che sorridevano per educazione, perché anche nel piazzale sporco di gasolio cercavano di mantenere un minimo di dignità.

Quelli che dicevano sempre la stessa frase.

«Riparto subito.»

Renzo odiava quella frase.

Non perché fosse pigro, né perché non capisse il lavoro.

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