La Nonna Che Diventò Gli Occhi Di Un Giornalaio Cieco A Roma-tantan - Chainityai

La Nonna Che Diventò Gli Occhi Di Un Giornalaio Cieco A Roma-tantan

A Roma, ogni mattina, Nonna Lucia usciva di casa con la stessa cura con cui altre persone preparano una promessa.

Aveva settantacinque anni, una borsa piccola, uno scialle sempre piegato sulle spalle e scarpe lucide anche quando la suola cominciava a cedere.

Non era vanità.

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Era dignità.

Nel suo piccolo appartamento, la moka borbottava piano sul fornello e il caffè bastava appena a riempire una tazzina.

Lucia lo beveva in piedi, guardando dalla finestra il risveglio della strada.

Poi contava le monete.

Una per il pane.

Una per un po’ di frutta, se al fruttivendolo restava qualcosa di maturo e meno caro.

Una per il giornale.

Quella moneta non mancava mai.

I vicini pensavano che Lucia comprasse il quotidiano per abitudine, perché gli anziani fanno così, perché certe routine diventano più forti della fame e della stanchezza.

Ma loro non sapevano leggere ciò che Lucia non diceva.

Il giornale lo leggeva lentamente.

A volte ci metteva tutta la mattina solo per arrivare alla seconda pagina.

Le lettere le si muovevano davanti agli occhi, e ogni tanto doveva togliersi gli occhiali, strofinarsi le palpebre e ricominciare.

Eppure, ogni giorno lo comprava.

Non per le notizie.

Per Mario.

Signor Mario aveva settant’anni e vendeva giornali all’angolo della strada.

Era cieco.

Non cieco da sempre, dicevano alcuni.

Non cieco all’improvviso, dicevano altri.

Lucia non aveva mai chiesto.

Certe ferite non si interrogano come se fossero curiosità da bar.

Si rispettano.

Mario riconosceva le persone dalla voce, dal passo, dal modo in cui appoggiavano le monete sul banco.

Quando sentiva arrivare Lucia, sorrideva prima ancora che lei parlasse.

“Buongiorno, Lucia. Il solito?”

“Il solito, Mario.”

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