La Nonna Che Custodì Il Primo Disegno Di Una Bambina Povera-tantan - Chainityai

La Nonna Che Custodì Il Primo Disegno Di Una Bambina Povera-tantan

A Firenze, Alba apriva la sua bottega di cornici quando la città era ancora mezza addormentata e l’odore del primo espresso usciva dal bar accanto.

Aveva settantasei anni, una sciarpa sempre ben sistemata, le scarpe lucidate anche nei giorni di pioggia, e mani così abituate al legno che sembravano riconoscere ogni graffio prima degli occhi.

La sua bottega non era grande.

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C’erano cornici appese fino al soffitto, alcune dorate e un po’ consumate, altre semplici, altre ancora così vecchie che parevano portare addosso il silenzio delle case da cui erano uscite.

I turisti passavano davanti alla vetrina, guardavano, fotografavano, entravano a volte per chiedere un prezzo e uscivano quasi sempre con la stessa frase gentile.

“Ci pensiamo.”

Alba sorrideva, annuiva, rimetteva a posto ciò che avevano spostato e tornava al suo banco.

Aveva passato tutta la vita a incorniciare i quadri degli altri.

Da ragazza avrebbe voluto imparare a dipingere.

Non lo diceva spesso, perché certi desideri, quando restano troppo a lungo senza risposta, finiscono per sembrare una colpa.

In casa sua, quando era piccola, non c’era spazio per i sogni.

C’era da lavorare.

C’erano conti da pagare.

C’erano adulti stanchi, pane da comprare, vestiti da rammendare, e quella frase che molti bambini poveri imparano troppo presto: “Prima il dovere.”

Così Alba aveva lasciato i colori agli altri.

Li aveva guardati da lontano.

Aveva imparato a tagliare passepartout, a pulire vetri, a misurare angoli, a scegliere cornici che facessero sembrare importante un ritratto, una veduta, un volto, una firma.

E ogni volta che qualcuno le portava una tela, lei la trattava con rispetto.

Anche quando il dipinto non le piaceva.

Anche quando capiva che il cliente voleva solo una bella cornice per fare bella figura in salotto.

Per Alba, un’immagine era sempre qualcosa che qualcuno aveva voluto salvare.

E ciò che qualcuno vuole salvare non si prende mai in giro.

Nel retro della bottega aveva una piccola moka, due tazzine sbeccate e un chiodo dove appendeva le chiavi.

Sul banco teneva un quaderno di ricevute, una matita corta, una lente, una scatola di graffette e una busta rigida per i lavori più delicati.

La sua vita era ordinata così.

Non felice come nei racconti, ma dignitosa.

Ogni mattina passava il panno sul vetro della vetrina.

Ogni sera spegneva la luce, controllava il cassetto, sfiorava le cornici con lo sguardo e chiudeva la porta senza fare rumore.

Poi arrivò la bambina.

Era un pomeriggio in cui il sole entrava basso nella bottega e rendeva visibile la polvere nell’aria.

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