L’Anziana Di Palermo Che Regalò Un Carretto E Restituì Dignità-tantan - Chainityai

L’Anziana Di Palermo Che Regalò Un Carretto E Restituì Dignità-tantan

A Palermo, Nonna Nunzia non misurava la vita in anni, ma in mattine.

Mattine con la moka lasciata sul fuoco troppo presto.

Mattine con le scarpe pulite anche quando la strada prometteva polvere.

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Mattine in cui il suo vecchio carretto cigolava dietro di lei come un compagno fedele.

Aveva 78 anni, e per vent’anni aveva raccolto ciò che gli altri buttavano via.

Cartone, bottiglie, pezzi di metallo, oggetti ancora buoni che qualcuno aveva considerato finiti.

Lei no.

Nunzia sapeva che anche le cose scartate potevano avere un valore, se qualcuno aveva pazienza di chinarsi.

Il problema era proprio quello.

Chinarsi.

Da qualche tempo la sua schiena non le obbediva più.

Il dolore arrivava all’improvviso, duro e caldo, e le bloccava il respiro.

All’inizio aveva fatto finta di niente.

Aveva continuato a spingere il carretto con le labbra strette, fermandosi solo quando nessuno guardava.

Poi le pause erano diventate più lunghe.

Poi i passi più corti.

Poi una mattina aveva capito che il suo corpo stava dicendo basta prima ancora che lei trovasse il coraggio di dirlo.

Il carretto era rimasto vicino alla porta, con le ruote un po’ storte e il manico consumato.

Non era un oggetto bello.

Non era un oggetto nuovo.

Ma per Nunzia era stato il suo mestiere, il suo pane e la sua maniera di restare in piedi.

Qualcuno le aveva suggerito di venderlo.

“Almeno ti entra qualche soldo,” le avevano detto.

Lei aveva ascoltato in silenzio.

Sapeva che non avrebbe ricavato quasi nulla.

Un carretto vecchio non vale molto per chi lo guarda da fuori.

Vale molto solo per chi sa quante giornate ci sono rimaste attaccate.

Quella mattina uscì comunque.

Indossò un foulard semplice, sistemò la porta, controllò due volte le chiavi e si mosse piano, come se ogni passo dovesse essere discusso con la sua schiena.

L’aria aveva già l’odore del caffè del bar vicino.

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