La Cartolina Che Riportò A Casa Una Madre E Una Figlia-tantan - Chainityai

La Cartolina Che Riportò A Casa Una Madre E Una Figlia-tantan

A Siena, Nonna Vittoria vendeva cartoline vecchie per pochi centesimi, ma nessuno sapeva che ogni cartolina le passava sul cuore come una lama sottile.

Ogni mattina arrivava nella piazza con la sua cassetta di legno, il foulard sistemato con cura, le scarpe lucidate anche se il cuoio era ormai stanco, e una borsa consumata tenuta stretta al braccio.

Il bar vicino apriva presto, e l’odore dell’espresso usciva insieme al rumore secco delle tazzine.

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Qualcuno ordinava un cornetto, qualcuno leggeva il giornale in piedi, qualcuno passava veloce senza guardare.

Vittoria invece si prendeva il suo tempo.

Apriva la cassetta, stendeva un panno chiaro sul banco e sistemava le cartoline una alla volta.

Alcune erano sbiadite ai bordi.

Alcune avevano angoli consumati.

Alcune mostravano finestre aperte, tavole apparecchiate, madri affacciate, case che sembravano aspettare qualcuno.

Lei le trattava con una delicatezza quasi religiosa, ma senza dire mai perché.

Aveva ottantasette anni, e da più di venti non sentiva la voce di sua figlia.

In piazza lo sapevano solo in parte.

Il barista aveva intuito qualcosa dal modo in cui Vittoria taceva quando vedeva una madre e una figlia passare insieme durante la passeggiata.

Una donna del forno aveva notato che la vecchia non comprava mai dolci nelle feste di famiglia.

Un cliente abituale aveva visto i suoi occhi cambiare quando qualcuno diceva: “Questa la spedisco a casa.”

Ma nessuno conosceva davvero il peso di quella parola.

Casa.

Per molti era un indirizzo scritto in fretta, una via, un numero, un cognome.

Per Vittoria era una porta chiusa da così tanto tempo che ormai aveva paura perfino di immaginarla aperta.

Non parlava male di sua figlia.

Non raccontava la lite.

Non cercava compassione.

Quando qualcuno chiedeva se avesse famiglia, lei rispondeva: “Sì, da qualche parte.”

Poi abbassava lo sguardo sulle cartoline e cambiava argomento.

Era una donna cresciuta con l’idea che il dolore non si mettesse in piazza.

La dignità, per lei, era una giacca abbottonata anche quando dentro tremavi.

La bella figura non era vanità, ma un ultimo modo per non crollare davanti agli altri.

Così vendeva cartoline.

Sorrideva.

Contava monete.

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