A Palermo, La Nonna Che Salvò Le Risate Con Un Burattino-tantan - Chainityai

A Palermo, La Nonna Che Salvò Le Risate Con Un Burattino-tantan

La nonna custodiva le risate nel teatro dei burattini di Palermo.

A Palermo, Nonna Adelina aveva settantasei anni e una voce che sembrava nata per nascondersi dietro un sipario.

Non era una voce forte.

Image

Era una voce capace di cambiare forma.

Poteva diventare il brontolio di un re capriccioso, il pianto di un bambino testardo, la risata di un gatto furbo o il sospiro di un burattino che non voleva andare a dormire.

Per anni, quella voce aveva riempito un piccolo teatro di burattini.

Non un teatro grande, non uno di quelli con le poltrone eleganti e i manifesti lucidi.

Era una sala stretta, con sedie consumate, pareti segnate dal tempo e un odore di legno, polvere e stoffa vecchia che per Adelina sapeva di casa.

Lì aveva imparato che un bambino non guarda solo con gli occhi.

Guarda con la pancia, con le mani, con la bocca socchiusa quando aspetta di ridere.

E quando ride, se ride davvero, sembra che per un istante il mondo diventi meno pesante.

Poi il teatro aveva chiuso.

Prima erano diminuiti gli spettacoli.

Poi le luci erano rimaste spente sempre più spesso.

Poi una mattina Adelina aveva trovato la porta chiusa e aveva capito che non sarebbe bastato aspettare.

Aveva portato via i suoi burattini in una borsa grande, uno sopra l’altro, come si portano via i ricordi quando nessuno ha più posto per loro.

A casa li aveva sistemati su una mensola.

Sembravano una piccola famiglia silenziosa.

C’era quello con il cappello storto, quello con il naso lungo, quello con il vestito da finta signora elegante, quello che perdeva sempre una scarpa durante lo spettacolo.

E poi c’era Pino.

Pino era il suo preferito, anche se Adelina non lo diceva ad alta voce.

Aveva una giacchetta lisa, due bottoni diversi e una guancia appena scucita.

Il sorriso era storto, quasi impertinente, come se sapesse una cosa che gli altri ancora non avevano capito.

Quando Adelina lo prendeva in mano, le dita tornavano giovani.

Bastava infilare la mano sotto la stoffa, sollevargli il mento, piegare un poco il polso, e Pino ricominciava a vivere.

Ma la vita, fuori dal teatro, costava.

Costava la bolletta della luce.

Costava il pane.

Costava il gas per preparare un caffè nella moka e fingere che la mattina fosse normale.

Adelina era povera in quel modo discreto che fa più male perché non concede scene.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *