A Firenze, Nonna Paola Scelse I Libri Al Posto Delle Scarpe-tantan - Chainityai

A Firenze, Nonna Paola Scelse I Libri Al Posto Delle Scarpe-tantan

A Firenze, Nonna Paola aveva imparato a camminare senza fare rumore.

Non perché non avesse niente da dire, ma perché la vita, quando ti toglie quasi tutto, ti insegna a risparmiare perfino i passi.

Aveva settantasei anni, un cappotto scuro che teneva pulito con una cura quasi ostinata, un foulard piegato sempre nello stesso modo e un paio di scarpe vecchie che non avrebbero dovuto vedere un altro inverno.

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Le suole si erano aperte piano, senza chiedere permesso.

Prima un taglio sottile sulla sinistra.

Poi una fessura più larga sulla destra.

Poi la pioggia.

Quando l’acqua entrava, Paola non si lamentava.

Stringeva la borsa al gomito, abbassava appena il mento e continuava a camminare come se il freddo alle dita fosse soltanto una piccola scortesia del tempo.

Chi la incrociava al mattino vedeva una signora anziana composta, pulita, con i capelli sistemati e il passo lento ma dignitoso.

Non vedeva le calze umide.

Non vedeva i piedi che bruciavano dal freddo.

Non vedeva le monete messe da parte per un anno intero dentro una bustina nascosta in cucina.

Paola non era una donna che parlava molto della propria povertà.

Per lei la miseria non era qualcosa da esibire, né una colpa da nascondere con bugie grandi.

Era una cosa da tenere ordinata, come si tiene ordinato un cassetto, perché almeno dentro casa il disordine del mondo non deve vincere.

Ogni settimana aggiungeva qualcosa alla bustina.

Una moneta rimasta dopo il pane.

Due euro non spesi al bar.

Una piccola rinuncia davanti alla vetrina del forno.

Un farmaco rimandato di qualche giorno quando poteva farlo senza rischiare troppo.

Non si concedeva quasi niente, ma non lo chiamava sacrificio.

Lo chiamava aspettare.

Aspettava un paio di scarpe nuove.

Non scarpe belle, non scarpe da passeggiata elegante, non scarpe da farsi guardare.

Scarpe solide.

Scarpe che non lasciassero entrare l’acqua.

Scarpe con cui uscire anche quando Firenze si svegliava grigia e la pioggia batteva sui marciapiedi con quella pazienza cattiva che non finisce mai.

Il giorno in cui finalmente le comprò, Paola entrò nel negozio con una timidezza quasi infantile.

Il commesso le chiese se avesse bisogno di aiuto.

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