L’Anziano Di Napoli Che Accese Il Futuro Di Un Bambino Bullizzato-tantan - Chainityai

L’Anziano Di Napoli Che Accese Il Futuro Di Un Bambino Bullizzato-tantan

Nel vicolo, il signor Vittorio non aveva un negozio vero.

Aveva un tavolino di legno, una sedia che cigolava, una scatola di viti divise per misura e una pazienza che sembrava più antica delle case intorno.

A 79 anni riparava vecchie lampade per pochi euro, seduto all’aperto, con il sole di Napoli che entrava a pezzi tra i balconi, i panni stesi e le voci del mattino.

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Chi passava lo salutava con un cenno, qualcuno gli lasciava una lampada rotta, qualcuno chiedeva lo sconto prima ancora di dire buongiorno.

Lui sorrideva quasi sempre.

Non perché la vita fosse stata gentile, ma perché aveva imparato che perdere la gentilezza era un lusso troppo costoso.

Ogni mattina arrivava al suo posto con le scarpe pulite, anche quando la suola era consumata.

Si sistemava la camicia, appoggiava sul tavolo il cacciavite più vecchio, controllava i fili e cominciava.

Una lampada da comodino, un paralume storto, un interruttore duro, un filo scoperto da isolare.

Per molti erano oggetti senza valore.

Per Vittorio erano piccole promesse interrotte.

Diceva sempre che una cosa rotta non è inutile solo perché qualcuno ha smesso di capirla.

E forse lo diceva anche per sé stesso.

Da ragazzo era stato povero in un modo che non si nascondeva bene.

Aveva conosciuto le giacche troppo larghe, i quaderni passati di mano, il pane contato e gli sguardi di chi ti misura prima ancora di ascoltarti.

Non aveva dimenticato la vergogna.

La vergogna non resta nella memoria come un’immagine precisa.

Resta come un tono di voce.

Un risolino.

Una pausa prima di rispondere.

Una persona che ti guarda e decide che non vali la fatica di una spiegazione.

Per questo Vittorio riconosceva subito i bambini feriti.

Non quelli con le ginocchia sbucciate.

Quelli con gli occhi bassi.

Quelli che entrano in un vicolo come se chiedessero scusa per occupare spazio.

Quel pomeriggio stava sistemando una lampada con la base d’ottone graffiata.

Aveva appena controllato la presa, segnato su un foglietto il tipo di filo da sostituire e spostato più in là la moka fredda che si era portato da casa.

Il vicolo aveva il rumore normale di sempre.

Una serranda che si abbassava a metà.

Una donna che rientrava con il pane del forno.

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