A Venezia, Una Lettera Senza Indirizzo Riportò Una Figlia A Casa-tantan - Chainityai

A Venezia, Una Lettera Senza Indirizzo Riportò Una Figlia A Casa-tantan

Per tutta la mattina, il signor Paolo rimase davanti all’ufficio postale di Venezia con una lettera spiegazzata in mano.

Aveva ottantun anni, il cappotto chiuso con cura, una sciarpa semplice intorno al collo e le scarpe lucidate come se la dignità potesse essere difesa anche attraverso il cuoio.

La busta era vecchia, consumata agli angoli, piegata troppe volte.

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Non aveva un indirizzo chiaro.

Aveva soltanto il suo nome.

Paolo passava il pollice sopra quelle lettere come se potesse sentirne il significato attraverso la pelle.

Ma per lui le lettere erano sempre state muri.

Non porte.

Da bambino aveva lasciato la scuola quando altri bambini imparavano ancora a tenere in mano la matita.

In casa servivano soldi, servivano mani, servivano spalle forti.

Così Paolo aveva imparato presto a portare il peso degli altri.

Casse.

Sacchi.

Mobili.

Valigie.

Oggetti senza storia, oppure pieni di storie che lui non conosceva.

Aveva lavorato tutta la vita come facchino, piegando la schiena, consumando le mani, imparando a non lamentarsi mai.

Sapeva riconoscere il passo di un uomo nervoso.

Sapeva capire se una valigia era stata preparata per una vacanza o per una fuga.

Sapeva distinguere una casa felice da una casa appena spezzata dal modo in cui la porta si chiudeva dietro chi usciva.

Ma non sapeva leggere.

E quella vergogna gli era rimasta addosso più di ogni fatica.

Non la confessava.

La nascondeva dietro frasi brevi, dietro un sorriso appena accennato, dietro il gesto rapido di infilare un documento in tasca e dire che lo avrebbe guardato più tardi.

Per decenni, quel “più tardi” era stato il suo rifugio.

Quel mattino, però, non c’era più nessun più tardi.

La lettera sembrava scottargli tra le dita.

La porta dell’ufficio postale si apriva e si chiudeva.

La gente entrava, prendeva il proprio turno, parlava con voce stanca, usciva stringendo ricevute e buste.

Dal bar accanto arrivava il profumo dell’espresso.

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