L’Ultima Luce Della Stazione Che Salvò Una Ragazza Perduta-tantan - Chainityai

L’Ultima Luce Della Stazione Che Salvò Una Ragazza Perduta-tantan

Nella piccola stazione d’Abruzzo, il signor Michele non spegneva mai l’ultima luce del binario.

Aveva novant’anni, il passo lento, le mani nodose e una puntualità che pareva appartenere a un tempo più ordinato del presente.

Ogni sera controllava le porte, il registro, il vecchio telefono, il fornellino del locale di servizio e infine il lampione sul marciapiede.

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Gli altri dicevano che era solo una lampada.

Per lui era una promessa.

La stazione era piccola, quasi dimenticata, con una sala d’attesa dove l’odore del legno vecchio restava attaccato ai cappotti e un banco segnato da anni di gomiti, biglietti, monete e mani nervose.

Fuori, i binari tagliavano il buio come due righe fredde.

Dentro, Michele teneva una moka piccola su uno scaffale, una tazza sbeccata, una sciarpa piegata e una fotografia in bianco e nero infilata nella cornice di un vecchio orario.

Nella foto c’era sua moglie.

Non la guardava sempre.

Ma sapeva dov’era.

La gente del paese lo salutava con rispetto, ma anche con quella tenerezza un po’ triste che si riserva a chi è rimasto legato a qualcosa che tutti gli altri hanno già lasciato andare.

“Signor Michele, a che serve tenere aperto?” gli chiedevano.

Lui sorrideva appena.

“Non tengo aperto,” rispondeva. “Tengo acceso.”

Era diverso.

Molti anni prima, proprio su quel binario, aveva accompagnato sua moglie all’ultimo treno della sera.

Doveva andare a curarsi.

Aveva preparato una borsa piccola, perché non voleva sembrare malata più del necessario.

Michele le aveva lucidato le scarpe, come faceva sempre prima di un viaggio importante, e le aveva sistemato il collo del cappotto con una delicatezza quasi timida.

Lei aveva riso piano.

“Mi sistemi come se dovessi andare a una festa.”

“Devi arrivare bene,” aveva detto lui.

Quella frase gli era rimasta addosso per tutta la vita.

Devi arrivare bene.

La notte in cui partì, la stazione era quasi vuota.

C’era odore di pioggia lontana e ferro freddo.

Lei gli aveva stretto la mano finché il treno non aveva fischiato.

Poi, prima di salire, si era voltata verso la lampada del binario.

“Non spegnerla subito,” gli aveva detto.

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