Il Fotografo Di Napoli Che Regalava L’Ultimo Ritratto Ai Poveri-tantan - Chainityai

Il Fotografo Di Napoli Che Regalava L’Ultimo Ritratto Ai Poveri-tantan

Il Signor Raffaele aveva 88 anni e apriva la sua piccola bottega fotografica a Napoli prima che il vicolo fosse davvero sveglio.

Non lo faceva perché ci fossero clienti ad aspettarlo.

Lo faceva perché, per certe persone, chiudere una serratura significa ammettere che una vita intera è finita.

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La sua insegna era vecchia, il vetro aveva un graffio nell’angolo e la porta suonava con un campanellino stanco ogni volta che qualcuno entrava.

Dentro c’era odore di carta fotografica, legno, polvere pulita e caffè lasciato raffreddare in una tazzina piccola.

Sul ripiano, accanto a una moka che non sempre aveva il coraggio di riempire, stava la sua macchina fotografica a pellicola.

Era pesante, nera, consumata nei punti dove le dita avevano insistito per decenni.

Raffaele la prendeva in mano con una cura quasi familiare, come se fosse un parente anziano da accompagnare sottobraccio durante la passeggiata.

Il negozio era in un vicolo dove passavano soprattutto persone del quartiere.

Qualcuno si fermava per un saluto.

Qualcuno guardava dentro e poi tirava dritto, fingendo di avere fretta.

A Napoli, certe povertà non si annunciano.

Si indossano con scarpe pulite, camicie stirate e silenzi educati.

Raffaele lo sapeva meglio di chiunque.

Aveva passato la vita a fotografare matrimoni, comunioni che ormai erano solo album in case lontane, bambini diventati adulti, coppie che si stringevano la mano senza sapere se sarebbero durate.

Ma negli ultimi anni il mondo gli era passato accanto troppo in fretta.

I telefoni avevano preso il posto degli studi fotografici.

Le immagini erano diventate tante, immediate, luminose, eppure spesso senza peso.

La gente diceva che una foto era una foto.

Raffaele non ci aveva mai creduto.

Per lui una fotografia era una promessa.

Diceva che un volto, se illuminato con rispetto, poteva restare quando la voce si era già spenta.

Il problema era che le promesse costavano.

I rullini costavano.

La luce costava.

L’affitto costava.

E nella cartellina marrone sotto il banco, le bollette si accumulavano con una pazienza crudele.

Ogni mattina lui apriva il cassetto, contava le monete e poi lo richiudeva.

Non si lamentava.

Non telefonava a nessuno per chiedere aiuto.

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