A 90 Anni Tenne Libero Il Primo Banco Per Chi Aveva Paura Di Leggere-tantan - Chainityai

A 90 Anni Tenne Libero Il Primo Banco Per Chi Aveva Paura Di Leggere-tantan

A Bologna, Nonna Angela aveva novant’anni e una paura che non confessava quasi a nessuno.

Non era la paura di uscire di casa da sola.

Non era la paura del tempo che passava, delle scale, del freddo o delle giornate che diventavano sempre più corte.

Image

Era una paura più piccola da dire e molto più grande da portare.

Aveva paura di leggere davanti agli altri.

Ogni mattina in cui c’era lezione, si preparava con una cura quasi solenne.

Sistemava la sciarpa, controllava che le scarpe fossero pulite, piegava un fazzoletto nella borsa e metteva il quaderno vicino alla matita consumata.

Poi usciva con il passo lento, attraversando la città senza guardare troppo le vetrine, perché dentro di lei c’era già abbastanza rumore.

Passava davanti a un bar dove il profumo dell’espresso e dei cornetti sembrava appartenere a un mondo più sicuro.

La gente beveva al banco, parlava, pagava, salutava, ricominciava la giornata.

Angela invece camminava verso una stanza dove ogni sillaba poteva diventare una ferita.

La classe era per persone anziane che volevano imparare a leggere e scrivere meglio.

Nessuno la chiamava scuola con troppa enfasi, ma per Angela era proprio scuola.

C’erano la lavagna, i banchi, i fogli, il registro, la voce della maestra e quel silenzio che cade quando qualcuno deve leggere ad alta voce.

Lei sedeva sempre in prima fila.

Non perché si sentisse la migliore.

Al contrario.

Stava lì perché da vicino vedeva meglio le lettere, e perché la lavagna, almeno, non sembrava giudicarla.

Sul banco disponeva gli oggetti nello stesso ordine ogni volta.

A sinistra il quaderno.

Al centro il foglio.

A destra la matita.

Il fazzoletto restava nella borsa, ma abbastanza vicino da essere trovato subito.

Quando arrivava il suo turno, la maestra le indicava una riga.

Angela inspirava piano.

La prima parola spesso usciva giusta.

La seconda si rompeva.

La terza diventava un’altra.

A volte una doppia scompariva, una vocale cambiava posto, una frase semplice si trasformava in un piccolo labirinto.

Gli altri non ridevano davvero.

Read More

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *