La Tavola Di Bologna Dove Nessun Anziano Restò Solo La Domenica-tantan - Chainityai

La Tavola Di Bologna Dove Nessun Anziano Restò Solo La Domenica-tantan

A Bologna, per anni, la domenica era stata il giorno più crudele.

Non perché mancasse il cibo del tutto, anche se spesso ce n’era poco.

Non perché mancasse il tempo, perché di tempo il signor Tommaso ne aveva fin troppo, seduto davanti alla finestra con le mani sulle ginocchia e il rumore della moka che borbottava piano in cucina.

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Il problema era ciò che arrivava dopo.

Il silenzio.

Quello che si sedeva alla tavola prima ancora di lui.

Il signor Tommaso aveva 86 anni e una povertà composta, di quelle che non fanno rumore.

Portava camicie stirate il meglio possibile, scarpe vecchie ma sempre pulite, e quando usciva nel cortile del condominio salutava tutti con un cenno della testa, come se la dignità fosse l’ultima cosa da non perdere.

Nonna Vittoria aveva 83 anni e viveva nello stesso stabile.

Anche lei conosceva bene il suono di una forchetta contro un piatto vuoto di conversazioni.

Aveva pochi soldi, una cucina piccola, ciotole sbeccate, bicchieri spaiati e ricordi enormi.

Ricordi di tavole piene, mani che passavano il pane, voci che si sovrapponevano, qualcuno che diceva “Buon appetito” mentre una pentola ancora fumava.

Ora, invece, certe sere mangiava piano per non sentire troppo presto la fine della cena.

Tommaso e Vittoria non si erano mai raccontati tutto.

Non ce n’era bisogno.

In un condominio, a volte, la solitudine si riconosce da dettagli minuscoli.

Una luce accesa troppo a lungo.

Un sacchetto della spesa troppo leggero.

Una porta che non si apre mai per visite vere.

Una domenica mattina, Tommaso trovò Vittoria vicino all’ingresso, con una sciarpa piegata sul braccio e gli occhi fissi verso il cortile.

Lei disse che stava solo prendendo aria.

Lui non le credette, ma non la mise in imbarazzo.

Era una forma di rispetto.

Si limitarono a parlare del tempo, del pane, del prezzo delle verdure, di quelle cose piccole che gli anziani usano quando non vogliono dire la parola dolore.

Poi Tommaso, quasi senza guardarla, disse che la fame peggiore non era sempre quella che si sentiva nello stomaco.

Vittoria abbassò gli occhi.

Il cortile era vuoto, le finestre chiuse, l’aria ferma.

In quella frase c’era tutto ciò che entrambi avevano evitato per anni.

Il giorno dopo, lei bussò alla sua porta.

Aveva in mano due piatti sbeccati, avvolti in un canovaccio.

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