A Palermo, Il Carrello Di Un Anziano Diventò Una Salvezza-tantan - Chainityai

A Palermo, Il Carrello Di Un Anziano Diventò Una Salvezza-tantan

A Palermo, il signor Carmine aveva settantanove anni e un carrello da mercato che faceva più rumore di lui.

La ruota destra cigolava sempre, anche quando lui cercava di spingerlo piano per non svegliare nessuno.

Al mattino usciva presto, quando il bar all’angolo serviva i primi caffè e l’odore di cornetti caldi si mescolava a quello dell’umidità rimasta sui muri.

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Indossava quasi sempre lo stesso giubbotto scuro, una camicia abbottonata con cura e scarpe vecchie che provava comunque a tenere pulite.

Non aveva l’aria di chi voleva disturbare.

Aveva l’aria di chi aveva imparato a occupare poco spazio.

Il carrello gli serviva per raccogliere ciò che altri buttavano: pezzi di metallo, cartoni asciutti, oggetti rotti che forse potevano valere qualche moneta.

Per questo molti, nel quartiere, avevano smesso di chiamarlo per nome.

Dicevano «il vecchio del carrello».

Lo dicevano senza cattiveria, a volte, ma la cattiveria non ha sempre bisogno di urlare.

A volte basta ridurre una persona a una cosa che trascina.

Carmine lo sapeva.

Sentiva le frasi a metà quando passava vicino al fruttivendolo.

Vedeva le mani che stringevano le borse.

Notava le teste che si voltavano verso la vetrina del bar proprio mentre lui si chinava accanto a un cassonetto.

Non protestava.

Aveva vissuto abbastanza per capire che la dignità non sempre viene riconosciuta da chi guarda da fuori.

A volte bisogna custodirla dentro, come una chiave antica nella tasca interna del cappotto.

E Carmine, di chiavi, ne conosceva tante.

Non perché le possedesse, ma perché sapeva dove stavano.

Sapeva quale anziana lasciava la copia alla vicina del piano di sotto.

Sapeva quale portone si apriva solo spingendo con la spalla.

Sapeva quale famiglia aveva un nonno malato al terzo piano.

Sapeva quale finestra restava accesa fino a tardi perché dentro qualcuno aveva paura del buio.

Il quartiere per lui non era una serie di strade.

Era una mappa di respiri.

Ogni mattina Carmine passava davanti al forno e salutava con un cenno.

Il fornaio rispondeva quasi sempre, ma senza fermarsi troppo.

La fruttivendola gli dava ogni tanto un frutto troppo maturo, fingendo di liberarsi di merce da buttare.

Carmine la ringraziava come se gli avesse consegnato un regalo importante.

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