L’Anziano Di Torino Che Trasformava Ombrelli Rotti In Riparo-tantan - Chainityai

L’Anziano Di Torino Che Trasformava Ombrelli Rotti In Riparo-tantan

A Torino, il signor Piero aveva 82 anni e una stanza che faceva ridere il palazzo.

Non perché fosse sporca.

Non perché fosse disordinata come dicevano alcuni.

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Ma perché era piena di ombrelli rotti.

Ce n’erano appoggiati alle sedie, infilati dietro la porta, distesi sul tavolo accanto a una vecchia tazza da espresso, ammucchiati in un angolo come se aspettassero una seconda vita.

Le stecche piegate brillavano appena sotto la luce della finestra.

I manici storti spuntavano dai sacchetti.

I tessuti strappati erano separati per colore, per grandezza, per possibilità.

Piero non li chiamava rifiuti.

Li chiamava pezzi buoni.

Ogni mattina usciva presto, prima che il palazzo si svegliasse del tutto.

Si metteva la sciarpa, controllava le chiavi nella tasca del cappotto, sistemava le scarpe lucidate alla meglio e scendeva le scale piano, tenendosi al corrimano.

Quando passava vicino ai bidoni, guardava sempre.

Dove gli altri vedevano solo plastica spezzata e stoffa bagnata, lui vedeva una stecca da salvare, un gancio ancora forte, un telo che poteva coprire una testa piccola.

A volte trovava un ombrello incastrato tra due sacchi.

A volte lo trovava buttato accanto al portone, piegato dal vento.

A volte qualcuno lo lasciava lì apposta, come una presa in giro.

“Piero, ne abbiamo trovato un altro per il tuo museo,” diceva un vicino ridendo.

Lui alzava appena gli occhi.

Poi lo prendeva.

Non con vergogna.

Con cura.

Lo portava su, lo apriva nella stanza e cominciava a controllare.

C’era sempre qualcosa da fare.

Un filo da tirare.

Una stecca da raddrizzare.

Un foro da coprire con un pezzo di tessuto preso da un altro ombrello.

Un meccanismo da far scattare senza bloccare le dita.

Sul tavolo teneva un barattolo di vetro pieno di viti piccole, graffette, aghi, pezzi di filo, elastici, nastro.

Accanto c’erano ricevute vecchie, piegate in quattro, che usava per segnare quali ombrelli erano già pronti e quali avevano ancora bisogno di lavoro.

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