L’Anziano Che Salvò Un Ubriaco Dalla Vergogna Di Napoli-tantan - Chainityai

L’Anziano Che Salvò Un Ubriaco Dalla Vergogna Di Napoli-tantan

A Napoli, il signor Oreste aveva imparato che la notte dice la verità meglio del giorno.

Di giorno, le persone passavano con le camicie stirate, le scarpe pulite, gli occhiali da sole sul naso e quella piccola armatura invisibile che chiamavano dignità.

Di notte, invece, la città restituiva tutto quello che gli uomini cercavano di nascondere.

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Restituiva bottiglie vuote.

Restituiva scontrini accartocciati.

Restituiva lacrime asciugate male contro i muri.

Restituiva anche corpi stanchi, lasciati sui marciapiedi come se fossero un problema di qualcun altro.

Oreste aveva 78 anni e lavorava come spazzino nelle ore in cui quasi nessuno voleva essere visto.

Portava un giubbotto semplice, una sciarpa nei mesi più freddi e un mazzo di chiavi nella tasca che tintinnava piano a ogni passo.

Non aveva l’andatura veloce dei giovani.

Non aveva più la schiena dritta di una volta.

Ma aveva occhi attenti.

Occhi che si fermavano dove gli altri si voltavano.

Ogni notte, quando passava davanti ai bar ormai chiusi, sentiva ancora nell’aria l’odore dell’ultimo espresso, del cornetto rimasto nel piattino, dei bicchieri lavati in fretta prima di abbassare la saracinesca.

Conosceva i rumori minimi della strada.

Il rotolare di una bottiglia spinta dal vento.

Il fruscio della carta bagnata.

Il colpo secco di una porta chiusa troppo tardi.

Quella notte non avrebbe dovuto essere diversa.

Oreste stava spingendo il carrello lungo il marciapiede, la scopa sotto il braccio e un sacco mezzo pieno di rifiuti leggeri.

Aveva già raccolto due tazzine rotte, una ricevuta sporca di vino e un giornale abbandonato su una panchina.

Poi lo vide.

Un uomo disteso sul marciapiede, con una spalla contro il muro e la guancia quasi appoggiata alla pietra fredda.

Non dormiva come dorme chi è stanco.

Era caduto come cade chi ha smesso di difendersi.

La camicia era uscita dai pantaloni.

Una manica era piegata male.

Il telefono spento era ancora stretto nella mano, come se prima di perdere il controllo avesse cercato di chiamare qualcuno e non ci fosse riuscito.

Oreste si fermò.

Non fece il gesto che facevano tanti.

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