L’Anziana Siciliana Che Curava Tombe Dimenticate Da Tutti-tantan - Chainityai

L’Anziana Siciliana Che Curava Tombe Dimenticate Da Tutti-tantan

Ogni martedì mattina, prima che il sole diventasse troppo duro sulle pietre, Nonna Rosaria preparava i fiori.

Non erano fiori comprati per fare bella figura.

Erano fiori di campo, raccolti con pazienza, scelti uno a uno come si scelgono le parole quando il dolore è troppo vecchio per gridare.

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A 85 anni, Rosaria si muoveva lentamente, ma non con incertezza.

C’era qualcosa di deciso nel modo in cui annodava il foulard, infilava il panno nella borsa di tela e controllava che la bottiglietta d’acqua fosse piena.

Sul tavolo lasciava spesso una tazzina di caffè ormai vuota, accanto alla moka ancora tiepida.

Poi prendeva le chiavi, chiudeva la porta e usciva.

Chi la vedeva passare pensava che andasse a trovare un marito, una sorella, un genitore.

Era una supposizione naturale, quasi gentile.

In Sicilia, una donna anziana con i fiori in mano e gli occhi bassi sembra sempre portare con sé una storia di famiglia.

Rosaria, però, non andava da una tomba sola.

Andava da quelle che nessuno guardava più.

Le tombe senza visite erano facili da riconoscere.

Non perché fossero più povere, non sempre.

Alcune avevano ancora una pietra dignitosa, un piccolo vaso, una cornice per la foto.

Ma il tempo aveva lasciato il suo segno dove le mani umane avevano smesso di arrivare.

C’era polvere sulle lettere.

C’erano erbacce tra le crepe.

C’erano foglie secche raccolte agli angoli, come se anche il vento avesse capito che nessuno sarebbe venuto a spostarle.

Rosaria si fermava davanti a una di quelle tombe e non diceva subito niente.

Prima guardava.

Poi appoggiava la borsa a terra, piano, come se non volesse disturbare chi dormiva lì sotto.

Tirava fuori il panno, lo bagnava appena e cominciava a pulire.

Il gesto era sempre lo stesso.

Prima la parte alta della pietra.

Poi la fotografia, se c’era ancora.

Poi il nome, anche quando il nome era quasi sparito.

Infine il piccolo spazio davanti alla lapide, dove sistemava i fiori.

Quando le ginocchia le facevano male, restava piegata più a lungo del necessario, aspettando che il dolore passasse.

Non si lamentava.

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