Il Tassista Che Capì Dove Un Padre Stava Mandando Suo Figlio-tantan - Chainityai

Il Tassista Che Capì Dove Un Padre Stava Mandando Suo Figlio-tantan

Il tassista sentì Matteo, 8 anni, leggere l’indirizzo dell’orfanotrofio.

A Roma, quella mattina, la città aveva il rumore ordinario delle cose che continuano anche quando qualcuno sta crollando.

Il bar all’angolo serviva espresso in tazzine bianche, il cornetto caldo lasciava odore di burro nell’aria e un fruttivendolo sistemava le cassette davanti al negozio con movimenti lenti, precisi, quasi solenni.

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Il tassista era fermo da pochi minuti quando vide arrivare un uomo con un bambino accanto.

L’uomo camminava in fretta, il bambino no.

Il bambino stringeva contro il petto un sacchetto di plastica bianca, annodato male, pieno di vestiti piegati in modo frettoloso.

Non aveva uno zaino.

Non aveva una valigia.

Non aveva il passo di chi parte per una visita, per una vacanza, per una scuola nuova.

Aveva il passo di chi è stato portato via da casa senza aver avuto il tempo di capire se casa esistesse ancora.

L’uomo aprì la portiera posteriore del taxi e fece salire il bambino.

Non lo aiutò.

Non gli aggiustò il colletto.

Non gli disse di stare attento.

Lo spinse dentro con una mano breve, impaziente, come si sistema un pacco sul sedile.

Il tassista guardò nello specchietto.

Il bambino si sedette composto, troppo composto per avere otto anni.

Aveva le mani piccole chiuse sul sacchetto, le scarpe pulite ma consumate davanti, gli occhi bassi e una riga rossa sul polso, forse lasciata da un elastico, forse dal modo in cui aveva stretto qualcosa troppo a lungo.

L’uomo rimase fuori.

Tirò fuori alcune banconote e le infilò dalla finestra anteriore.

Poi mise un biglietto piegato sul cruscotto.

“Lo porti a questo indirizzo,” disse.

Il tassista prese il biglietto, ma non lo aprì subito.

“Devo aspettare qualcuno? C’è un nome?”

L’uomo lo fissò con fastidio.

“Non faccia domande.”

La frase rimase sospesa nell’abitacolo più del necessario.

Non era solo un ordine.

Era un muro.

Il tassista guardò il bambino un’altra volta.

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