L’Ultimo Calzolaio Di Matera Che Salvò Una Donna Scalza-tantan - Chainityai

L’Ultimo Calzolaio Di Matera Che Salvò Una Donna Scalza-tantan

A Matera, il signor Rocco apriva la bottega quando la pietra della strada era ancora fredda e il profumo del primo caffè usciva dalle case basse.

Aveva 81 anni, una mano che non obbediva più come prima e occhi che si stancavano dopo pochi punti.

Eppure ogni mattina infilava la chiave nella serranda e la sollevava con una lentezza ostinata, come se quel gesto fosse una promessa fatta al quartiere.

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La sua bottega era piccola, quasi nascosta, scavata in un angolo di pietra dove il sole entrava di taglio solo per poche ore.

Dentro c’erano suole appese, fili cerati, ritagli di cuoio, barattoli di colla, un martello consumato e una sedia di legno che aveva visto più vergogne che clienti.

Sul banco teneva una tazzina da espresso sbeccata e una scatola di ricevute scritte a mano.

Molte erano rimaste vuote.

Molte non sarebbero mai state pagate.

Rocco lo sapeva, ma non le buttava via.

Per lui quelle ricevute non erano debiti, erano prove.

Provavano che qualcuno era entrato con la testa bassa ed era uscito camminando un po’ meglio.

Nel quartiere lo chiamavano ancora “il calzolaio”, ma lui sapeva di essere diventato qualcosa di più silenzioso.

Era l’uomo che aggiustava ciò che la povertà consumava prima del tempo.

Non faceva miracoli.

Rimetteva una suola.

Rinforzava un tacco.

Lucidava una punta prima di un colloquio.

Cuciva il bordo di una scarpa da bambino perché arrivasse almeno alla fine della stagione.

E quando gli chiedevano il prezzo, lui guardava prima la persona e poi la scarpa.

“Portami quello che puoi,” diceva spesso.

Non lo diceva con eroismo.

Lo diceva come si mette un piatto in più a tavola senza farlo pesare a nessuno.

Negli ultimi anni, però, anche quella bontà era diventata difficile.

La mano destra tremava quando prendeva l’ago.

La sinistra gli serviva per fermarla, ma a volte tremava anche lei.

Gli occhiali non bastavano più, e la lampada sopra il banco faceva una luce gialla che gli bruciava gli occhi.

Di sera tornava nel suo piccolo spazio tra le pietre con le dita indolenzite e la schiena piegata.

La moka restava spesso fredda, perché si dimenticava di bere.

Qualcuno gli aveva detto di chiudere.

Un vicino, una volta, glielo aveva detto con dolcezza.

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