La Spilla Di Nonna Mirella E La Sposa Povera Di Lecce-tantan - Chainityai

La Spilla Di Nonna Mirella E La Sposa Povera Di Lecce-tantan

A Lecce, Nonna Mirella aveva ottantadue anni e due mani che nessuno guardava più con meraviglia.

Un tempo, quelle mani avevano cucito abiti da sposa, stretto bustini, salvato veli, rimesso in vita pizzi che sembravano perduti.

Le ragazze entravano nel suo laboratorio con le guance rosse e uscivano camminando piano, quasi avessero paura di svegliare il sogno bianco che portavano addosso.

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Poi il tempo aveva fatto quello che fa spesso con le donne utili ma silenziose.

Le aveva prese, consumate, ringraziate poco e dimenticate in fretta.

Il suo negozio non esisteva più come negozio.

La saracinesca era quasi sempre a metà, l’insegna scolorita, il banco segnato dai tagli di forbici antiche.

Mirella viveva nella piccola stanza dietro il laboratorio abbandonato, dove c’erano un letto stretto, una moka annerita, una mensola con vecchie fotografie e una scatola di bottoni ordinati con una precisione che sembrava preghiera.

La mattina si alzava presto, anche se nessuno la aspettava.

Preparava il caffè, apriva un poco la porta e lasciava entrare l’aria calda della strada.

Dal bar vicino arrivava l’odore di espresso e cornetti appena sfornati, e qualche volta il barista le lasciava un saluto con la mano senza chiederle niente.

Era una gentilezza piccola, e proprio per questo le bastava.

Le portavano tende da accorciare, giacche da rattoppare, pantaloni vecchi, grembiuli, tovaglie macchiate che qualcuno non voleva buttare.

Di abiti da sposa, quasi più nulla.

Eppure lei teneva ancora il metro arrotolato al collo quando lavorava.

Era una forma di rispetto verso il mestiere, o forse verso la ragazza giovane che era stata.

Sul suo scialle, ogni giorno, appuntava una spilla antica.

Non era grande.

Non brillava come un gioiello di vetrina.

Aveva i bordi consumati, la chiusura un poco storta e una luce discreta, di quelle che si notano solo quando qualcuno si avvicina davvero.

Per Mirella quella spilla non era un ornamento.

Era memoria.

Era la prova che anche una cosa piccola può tenere insieme ciò che rischia di aprirsi.

Quel venerdì mattina cominciò senza annunci.

Mirella stava accorciando una tenda beige, facendo attenzione a non rovinare l’orlo già debole, quando sentì bussare alla porta.

Tre colpi.

Troppo veloci.

Troppo pieni di paura.

Lei sollevò gli occhi dagli occhiali e rimase in ascolto.

Chi bussa così non cerca solo una sarta.

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