Il Bambino Di Genova Che Taceva Per Paura Della Voce Del Padre-tantan - Chainityai

Il Bambino Di Genova Che Taceva Per Paura Della Voce Del Padre-tantan

Il bambino che non leggeva mai ad alta voce a Genova sembrava, a prima vista, uno di quei bambini che gli adulti definiscono facili.

Luca aveva otto anni, arrivava puntuale, teneva il quaderno pulito e non interrompeva mai.

Quando la maestra passava tra i banchi, trovava i suoi esercizi già finiti, le parole sottolineate con cura, i numeri in colonna come piccoli soldati obbedienti.

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Se gli chiedeva di scrivere, scriveva.

Se gli chiedeva di copiare, copiava.

Se gli chiedeva di risolvere un problema, abbassava la testa e lo faceva meglio di tanti altri.

Ma quando arrivava il momento di leggere ad alta voce, Luca spariva restando seduto.

Non faceva scenate.

Non piangeva.

Non diceva di no.

Semplicemente diventava immobile, come se il banco gli avesse preso le mani, la gola e il respiro.

Fu una mattina limpida a far capire alla maestra che non si trattava di capriccio.

Fuori dalla scuola, Genova aveva il suo rumore di sempre: passi veloci, motori lontani, tazzine appoggiate sui piattini del bar all’angolo, qualcuno che usciva con un cornetto avvolto nella carta.

Dentro l’aula, invece, il mondo si era fermato su una riga di libro.

«Luca, puoi leggere tu?» chiese la maestra.

Lo disse con dolcezza, quasi sottovoce.

Il bambino non alzò gli occhi.

La pagina era aperta davanti a lui, e la frase da leggere non era difficile.

Anzi, la maestra sapeva che Luca l’aveva già capita, perché pochi minuti prima aveva risposto per iscritto a una domanda più complessa.

Eppure la sua bocca rimase chiusa.

Le dita cercarono la matita, la trovarono, la strinsero.

Poi Luca prese un foglietto dal quaderno e scrisse lentamente, con una pressione così forte da lasciare il solco sul banco sotto la carta.

La maestra aspettò.

In certe paure, la fretta degli adulti è un’altra forma di rumore.

Quando Luca le porse il foglio, lei lo lesse senza muovere le labbra.

«Se sbaglio a parlare, papà farà ascoltare la registrazione a tutta la famiglia e rideranno.»

Per qualche secondo, la maestra sentì soltanto il sangue nelle orecchie.

Luca non la guardava.

Sembrava già pentito di aver scritto troppo.

L’aula continuava a vivere intorno a loro con piccoli rumori normali: una sedia che scricchiolava, una gomma caduta, una pagina girata.

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