Il Lustrascarpe Di Palermo Che Restituì Coraggio A Una Madre-tantan - Chainityai

Il Lustrascarpe Di Palermo Che Restituì Coraggio A Una Madre-tantan

Davanti al tribunale di Palermo c’era una sedia così bassa e consumata che molti la notavano solo quando rischiavano di urtarla con il piede.

Era una sedia di legno, con una gamba sbeccata, appoggiata ogni mattina nello stesso punto, appena fuori dal passaggio di chi entrava con fascicoli, borse, giacche stirate e respiri corti.

Su quella sedia non si sedeva quasi mai Signor Filippo.

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Lui stava più spesso piegato davanti agli altri, con le ginocchia doloranti, una spazzola nella mano destra e un panno nella sinistra.

Aveva 83 anni.

Lucidava scarpe davanti al tribunale.

La gente lo conosceva come il vecchio lustrascarpe.

Alcuni lo salutavano con un cenno, altri gli lasciavano qualche moneta senza guardarlo davvero, altri ancora passavano accanto a lui come si passa accanto a un palo o a una crepa nel marciapiede.

Ma Filippo vedeva tutto.

Vedeva chi entrava sicuro, con scarpe già lucide e voce alta.

Vedeva chi usciva arrabbiato, stringendo una cartellina come se volesse spezzarla.

E vedeva soprattutto quelli che arrivavano presto, troppo presto, quando il bar vicino aveva appena servito i primi espressi e l’odore del caffè si mescolava al freddo della pietra.

Quelli avevano quasi sempre lo stesso passo.

Lento.

Trattenuto.

Come se ogni metro verso la porta del tribunale costasse più del precedente.

Filippo non aveva bisogno che gli raccontassero la loro storia.

Gli bastavano le scarpe.

Scarpe comprate per un’occasione sola.

Scarpe vecchie pulite in fretta con l’acqua.

Scarpe da lavoro sotto pantaloni messi meglio del solito.

Scarpe sporche di fango perché la vita, a volte, non ti concede nemmeno il tempo di sembrare presentabile prima di chiedere giustizia.

Lui sapeva cosa significava entrare in un posto importante sentendosi piccolo.

Lo sapeva perché una volta era successo anche a lui.

Anni prima, Filippo non era ancora così curvo.

Aveva meno rughe intorno agli occhi, mani più ferme, e una fiducia più ingenua nella forza dei documenti conservati bene.

Aveva una causa che per altri poteva sembrare modesta, ma per lui non lo era affatto.

Aveva ricevute piegate dentro una busta, appunti scritti con cura, date segnate a matita, un ordine semplice degli eventi e una frase che continuava a ripetersi nella testa.

Ho ragione.

Gli sembrava dovesse bastare.

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