L’Anziano Che Diede Un Pugno Di Terra A Chi Aveva Perso Casa-tantan - Chainityai

L’Anziano Che Diede Un Pugno Di Terra A Chi Aveva Perso Casa-tantan

A L’Aquila, il signor Pietro aveva imparato che il silenzio può avere il rumore delle chiavi quando non aprono più nessuna porta.

Aveva ottantasette anni, un passo lento e una giacca che metteva anche per scendere nel cortile, perché gli avevano insegnato che il dolore non autorizza a presentarsi al mondo disfatti.

La sua casa non esisteva più come esistono le case nelle fotografie, con una cucina, una finestra, una sedia lasciata fuori posto e un odore che ti riconosce prima ancora che tu apra la porta.

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Esisteva in frammenti.

Una chiave senza serratura.

Una foto scolorita appoggiata sul mobile dell’ingresso del nuovo appartamento.

Un vaso di terracotta, basso e pesante, pieno di terra presa dal punto esatto dove un tempo c’era il pavimento della sua cucina.

Quando gli avevano assegnato l’appartamento di ricollocazione, tutti gli avevano detto che almeno era al sicuro.

Era vero.

I muri erano dritti, il bagno funzionava, la porta chiudeva bene e dalla finestra entrava luce.

Ma Pietro aveva capito presto che sicurezza e casa non sono la stessa cosa.

La sicurezza ti ripara dalla pioggia.

La casa ti chiama per nome.

Ogni mattina si svegliava prima che il cortile cominciasse a riempirsi di passi, preparava il caffè con la moka e aspettava quel borbottio familiare come se fosse una piccola promessa.

Poi versava il caffè in una tazzina bianca, prendeva un biscotto, si sedeva accanto alla finestra e guardava il vaso.

Non lo annaffiava sempre.

A volte si limitava a sfiorare la superficie con due dita.

La terra era scura, compatta, un po’ secca sui bordi.

Per chiunque altro sarebbe stata solo terra.

Per lui era l’ultima stanza rimasta.

Quella mattina l’aria aveva il sapore metallico delle giornate in cui la gente parla sottovoce anche se non sa perché.

Nel cortile del complesso, una donna stendeva lenzuola chiare sul balcone del primo piano, un uomo rientrava dal bar con due cornetti in un sacchetto, e da una finestra arrivava il rumore breve di una televisione lasciata accesa.

Pietro sistemò la tazzina sul piattino e vide arrivare un furgoncino.

Non era un trasloco vero.

I traslochi veri hanno mobili, materassi, scatole con scritte precise, sedie impilate e qualcuno che dice attento al vetro.

Quello aveva poche cose.

Due borse grandi.

Tre scatoloni cedevoli.

Una cartellina piena di documenti tenuta stretta da un uomo giovane con la barba non fatta.

E un bambino che stringeva al petto un quaderno piegato come se fosse un animale spaventato.

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