L’Anziano Di Napoli Che Diede Dignità A Un’Artista Povera-tantan - Chainityai

L’Anziano Di Napoli Che Diede Dignità A Un’Artista Povera-tantan

A Napoli, dietro un palco che molti avevano dimenticato, il signor Vittorio continuava a passare la scopa come se ogni granello di polvere avesse diritto al suo posto.

Aveva 79 anni e un passo lento, ma le sue mani conoscevano ancora il linguaggio delle quinte.

Sapevano tirare una corda senza far rumore.

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Sapevano piegare un telo senza lasciarlo cadere a terra.

Sapevano cercare al buio una spilla da balia, un nastro, una chiave, un gancio, come se il tempo non gli avesse portato via quasi tutto.

Un tempo Vittorio era stato un uomo di teatro.

Non stava sotto i riflettori, non riceveva fiori, non firmava autografi, non usciva a salutare con la mano sul cuore.

Era uno di quelli che arrivavano prima e se ne andavano dopo.

Uno di quelli che controllavano le sedie, le tende, le luci, le porte, gli orari.

Uno di quelli che, se tutto funzionava, nessuno notava.

Poi gli anni erano passati, i palchi erano cambiati, la gente era sparita, e anche la sua famiglia era diventata un’assenza senza rumore.

Non c’era più una tavola apparecchiata per lui.

Non c’era una voce che gli chiedesse se avesse mangiato.

Non c’era una chiave di casa che aprisse una porta calda.

C’era solo un vecchio magazzino dietro un teatro abbandonato, dove dormiva su una brandina stretta, con una coperta piegata bene e il cappotto appeso a un chiodo.

Accanto alla brandina teneva una scatola di metallo.

Dentro c’erano ricevute vecchie, spille, pezzi di corda, un piccolo registro consumato e fotografie sbiadite di palchi che nessuno ricordava più.

Sul registro scriveva ancora come quando lavorava davvero.

18:40, luci controllate.

19:05, pavimento pulito.

20:10, chiavi restituite.

Era una precisione che non serviva a nessuno, ma serviva a lui.

Gli ricordava che non era soltanto un vecchio lasciato in un angolo.

Era ancora l’uomo delle quinte.

Per vivere, puliva piccoli spazi dove qualcuno provava, recitava, cantava o cercava di farsi guardare per pochi minuti.

A volte riceveva qualche moneta.

A volte un caffè.

A volte un grazie distratto, detto già con il corpo voltato verso un’altra porta.

Vittorio non protestava.

Aveva imparato che ci sono persone che spariscono lentamente non perché cadano, ma perché gli altri smettono di voltarsi.

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