Il Mazzo Di Carte Che Ridiede Una Casa Ai Cuori Soli-tantan - Chainityai

Il Mazzo Di Carte Che Ridiede Una Casa Ai Cuori Soli-tantan

Alla stazione di Napoli, il signor Salvo arrivava ogni mattina con un mazzo di carte nella tasca interna del cappotto.

Aveva ottantacinque anni, camminava piano, e portava le scarpe lucidate come se dovesse presentarsi a un appuntamento importante.

Ma non prendeva mai il treno.

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Non aveva biglietti in mano, non trascinava valigie, non controllava coincidenze con l’ansia di chi deve arrivare da qualche parte.

Si sedeva e basta.

Sempre quasi nello stesso punto, dove il via vai delle persone gli passava davanti come un fiume rumoroso.

Le ruote delle valigie strisciavano sul pavimento, gli annunci si spezzavano nell’aria, le porte si aprivano e si chiudevano, e l’odore dell’espresso del bar arrivava a tratti, caldo e amaro.

A casa sua, invece, non arrivava quasi niente.

La moka borbottava al mattino per una sola tazzina.

Le chiavi accanto alla porta restavano ferme per ore.

Le fotografie vecchie sul mobile avevano sorrisi pieni di persone che non entravano più nella cucina, non chiedevano più il sale, non lasciavano più una sedia fuori posto.

Salvo non diceva di essere solo.

Lo trovava indecoroso, quasi una mancanza di rispetto verso se stesso.

Preferiva dire che gli faceva bene vedere la vita muoversi.

La vita, quando si muoveva, non chiedeva conto a nessuno.

Non gli domandava perché parlasse poco, perché rientrasse presto, perché certi giorni stirasse la camicia anche se non doveva incontrare nessuno.

Così usciva.

Passava davanti al bar, salutava con un cenno, a volte prendeva un espresso al banco, a volte no.

Poi raggiungeva la panchina.

Da lì osservava tutto.

Le madri che sistemavano sciarpe ai figli, gli uomini che fingevano calma guardando il telefono, le coppie che litigavano sottovoce per non farsi sentire, i ragazzi che correvano con uno zaino mezzo aperto.

Vedeva anche quelli che nessuno guardava.

Gli anziani seduti troppo presto per un treno che partiva molto dopo.

Gli uomini senza casa che sceglievano un angolo dove non dare fastidio.

I disoccupati che stavano fermi con un giornale in mano, come se aspettare fosse già un mestiere.

Salvo li riconosceva non dai vestiti, ma dagli occhi.

Chi aspetta davvero guarda lontano.

Chi non aspetta più nessuno guarda il pavimento.

Per settimane si limitò a sedersi.

Poi, una mattina, infilò due dita nella tasca interna e tirò fuori il mazzo.

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