L’Innaffiatoio Di Evelina E Il Bambino Del Coniglio-tantan - Chainityai

L’Innaffiatoio Di Evelina E Il Bambino Del Coniglio-tantan

A Milano, c’era un angolo che la maggior parte delle persone attraversava senza davvero guardarlo.

Non era grande, non era famoso, non aveva statue solenni né viali importanti.

Era solo un piccolo cimitero per animali domestici, nascosto in una quiete fatta di targhette, fotografie scolorite e vasetti lasciati da mani che avevano amato.

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La signora Evelina lo conosceva meglio di chiunque altro.

Aveva ottantadue anni e ogni mattina arrivava con passo lento, la sciarpa ordinata, le scarpe pulite, un vecchio innaffiatoio verde stretto nella mano.

Prima passava davanti a un bar, dove il profumo dell’espresso si mescolava a quello dei cornetti appena sfornati.

A volte qualcuno la salutava con un cenno distratto.

A volte qualcuno la guardava con quella curiosità un po’ dura che nasce quando una persona anziana continua a fare qualcosa che gli altri non capiscono.

Evelina non cercava spiegazioni.

Entrava nel piccolo cimitero, posava la borsa su una panchina, riempiva l’innaffiatoio e cominciava il suo giro.

Bagnava le piantine più secche.

Toglieva le foglie cadute dalle targhette.

Raddrizzava una fotografia storta.

Con un fazzoletto pulito passava piano sopra i nomi, anche quando non conosceva chi li aveva scritti.

Per lei, ogni nome meritava rispetto.

Per gli altri, invece, quella cura sembrava esagerata.

“Signora Evelina, davvero viene qui tutti i giorni?” le chiese una volta una donna, stringendo il cappotto addosso.

Evelina annuì.

“Ma erano animali,” aggiunse la donna, abbassando la voce come se stesse dicendo una verità imbarazzante.

Evelina continuò a pulire una piccola cornice.

Non era la prima volta che sentiva quelle parole.

Erano solo animali.

Solo un cane.

Solo un gatto.

Solo un uccellino.

A lei bastava quell’ultima frase per sentire tornare il vuoto della sua cucina.

Anni prima, Evelina aveva avuto un uccellino.

Non era un animale raro, non aveva niente di spettacolare, e forse nessuno avrebbe capito perché per lei fosse così importante.

Ma viveva con lei in un appartamento silenzioso, dove la moka borbottava ogni mattina e le stanze sembravano troppo grandi da quando molte voci della famiglia erano diventate fotografie.

Quell’uccellino cantava appena lei apriva le finestre.

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