Il Muro Bianco Di Nonna Livia Che Fece Parlare Il Dolore-tantan - Chainityai

Il Muro Bianco Di Nonna Livia Che Fece Parlare Il Dolore-tantan

A Roma, Nonna Livia aveva 84 anni e un muro bianco che nessuno voleva più guardare.

Era nel cortile esterno della sua casa, esposto al sole, alla pioggia e agli occhi dei vicini.

La vernice si era gonfiata in alcuni punti, poi si era aperta, lasciando macchie ruvide e crepe sottili come rughe.

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Ogni mattina, prima ancora di uscire, Livia lo vedeva dalla finestra della cucina mentre la moka faceva il suo rumore lento sul fornello.

Guardava quel muro e non vedeva solo intonaco rovinato.

Vedeva una parte di sé che aveva resistito senza chiedere permesso.

I vicini, invece, vedevano solo una cosa brutta.

“Così rovina tutto il cortile,” diceva qualcuno passando davanti al portone.

“Una signora perbene dovrebbe sistemarlo,” aggiungeva un’altra voce, con quel tono gentile che ferisce più di un insulto.

Livia sentiva.

Sentiva anche quando facevano finta di parlare d’altro.

Sentiva quando rientrava con la borsa della spesa, il foulard sistemato bene e le scarpe pulite, perché le era rimasta l’abitudine di presentarsi in ordine anche quando dentro non lo era.

Non rispondeva mai.

Non perché non avesse parole.

Perché sapeva quanto possono essere inutili le parole quando nessuno vuole davvero ascoltare.

Molti anni prima, dopo la morte di suo marito, anche lei era diventata un muro bianco e scrostato.

Da fuori sembrava ancora una donna composta.

Salutava al bar.

Ringraziava al forno.

Faceva la passeggiata con il passo lento ma dignitoso.

Se qualcuno le chiedeva come stava, rispondeva sempre: “Bene, grazie.”

Poi tornava in casa, chiudeva la porta e restava seduta in cucina davanti a una tazza che si raffreddava.

Non aveva detto a nessuno che alcune mattine il letto sembrava trattenerla come una mano pesante.

Non aveva detto a nessuno che l’assenza di suo marito faceva rumore perfino nelle stanze più piccole.

Non aveva detto a nessuno che il silenzio, quando dura troppo, non è pace.

È una stanza senza finestre.

Per anni, Livia aveva vissuto così.

Con il viso presentabile e il cuore fuori posto.

Forse per questo, quando vide quel ragazzo fermo davanti al suo muro, non lo scacciò.

Era un pomeriggio chiaro.

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