La Bambina Di Roma Costretta A Ringraziare Per Ogni Pasto-tantan - Chainityai

La Bambina Di Roma Costretta A Ringraziare Per Ogni Pasto-tantan

Ogni sera, verso le otto, Sofia prendeva posto nello stesso angolo della cucina.

L’appartamento era piccolo, ordinato in modo quasi ossessivo, con le sedie sempre perfettamente allineate e il tavolo coperto da una tovaglia chiara senza una piega.

Dal balcone si sentivano le voci della gente che passeggiava sotto i lampioni di Roma.

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Il profumo del pane caldo del forno all’angolo arrivava fin dentro casa quando la finestra restava aperta.

Ma Sofia non guardava mai fuori.

Aveva sette anni e fissava soltanto il foglio davanti a lei.

Accanto al quaderno c’era sempre una penna blu.

E davanti alla penna, il piatto.

A volte pieno.

A volte no.

La matrigna appoggiava le mani sullo schienale della sedia e controllava ogni movimento della bambina.

“Comincia.”

Sofia abbassava subito la testa.

La frase era sempre identica.

“Grazie perché oggi mi avete dato da mangiare.”

La scriveva lentamente.

Con attenzione.

Come se una singola lettera potesse cambiare tutto.

Se la calligrafia non piaceva alla donna, il foglio veniva strappato.

Se l’inchiostro macchiava il bordo della pagina, Sofia doveva ricominciare.

A volte finiva dopo mezzanotte.

Una sera, mentre la moka borbottava ancora sul fornello, Sofia sbagliò una parola.

Aveva scritto “mangiato” troppo vicino al margine.

La matrigna prese il foglio.

Lo osservò per qualche secondo.

Poi lo strappò lentamente.

Davanti agli occhi della bambina.

“Chi riceve il cibo deve meritarselo.”

Sofia non rispose.

Non lo faceva quasi mai.

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