L’Ultimo Pizzico Di Sale Che Salvò Un Uomo In Sicilia-tantan - Chainityai

L’Ultimo Pizzico Di Sale Che Salvò Un Uomo In Sicilia-tantan

A ottantotto anni, Nonna Rosina aveva imparato che la povertà fa rumore solo quando qualcuno la giudica.

Quando invece la vivi ogni giorno, diventa silenziosa.

Era nel cucchiaio che batteva piano contro il fondo della tazza.

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Era nella moka messa sul fuoco anche quando il caffè bastava appena a colorare l’acqua.

Era nel barattolo del sale, leggero come se dentro ci fosse rimasta solo aria.

Rosina viveva vicino alle vecchie saline della Sicilia, in una casa bassa, piena di vento, con muri segnati dall’umidità e finestre che tremavano quando cambiava il tempo.

Non aveva molto.

Una sciarpa beige appesa accanto alla porta.

Un paio di scarpe nere, sempre lucidate anche se la pelle ormai si era piegata in mille crepe.

Vecchie fotografie di famiglia sopra una credenza, alcune dritte, altre un po’ storte, come se anche i ricordi si fossero stancati di restare in posa.

Sul tavolo della cucina c’erano tre barattoli.

Origano secco.

Pepe indurito.

Sale.

Il sale era quasi finito.

Rosina lo sapeva senza doverlo controllare, perché una donna che ha contato tutto per anni conosce il peso delle cose anche prima di toccarle.

Quel mattino aprì il barattolo e vide un pizzico bianco rimasto sul fondo.

Lo guardò a lungo.

Non era abbastanza per cucinare davvero.

Non era abbastanza per fingere abbondanza.

Ma era abbastanza per aiutare il corpo quando la pressione scendeva, quando le orecchie si riempivano di un ronzio lontano e il pavimento sembrava inclinarsi.

Rosina soffriva di pressione bassa.

Non lo diceva quasi mai.

Quando le girava la testa, si sedeva sulla sedia di legno, stringeva il bordo del tavolo e aspettava.

Se qualcuno entrava in quel momento, lei sorrideva.

«È il caldo,» diceva.

Oppure: «Mi sono alzata troppo in fretta.»

Non diceva mai: ho fame.

Non diceva mai: ho bisogno.

Per lei la dignità non era orgoglio cattivo.

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