A Bologna, Una Bambina Scrisse Al Dentista La Sua Paura-tantan - Chainityai

A Bologna, Una Bambina Scrisse Al Dentista La Sua Paura-tantan

La bambina che non osava aprire la bocca dal dentista a Bologna non sembrava una bambina difficile.

Sembrava una bambina che aveva imparato a occupare meno spazio possibile.

Sofia aveva sei anni, un cappottino chiuso con cura, una sciarpina chiara annodata sotto il mento e le mani tenute ferme sulle ginocchia.

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Nella sala d’attesa dello studio dentistico c’era un odore pulito di disinfettante e carta, mescolato al profumo di un espresso rimasto in una tazzina vicino alla segreteria.

Fuori, Bologna aveva già cominciato la sua mattina.

Dentro, lei guardava il pavimento come se ogni mattonella avesse una regola da ricordare.

La donna che l’accompagnava era la sua matrigna.

Si era presentata con un sorriso preciso, il tipo di sorriso che non chiede aiuto ma pretende efficienza.

Aveva parlato con la segretaria della visita, dell’orario e del fastidio a un dente, senza mai chiedere a Sofia se il dolore fosse aumentato o diminuito.

La bambina aveva risposto solo con piccoli movimenti della testa.

Sì.

No.

Forse.

Mai una parola intera.

Quando il dentista chiamò il suo nome, Sofia si alzò subito.

Non fece capricci.

Non si nascose dietro la donna.

Non pianse.

Entrò nello studio con un’obbedienza così perfetta da sembrare già una richiesta di scusa.

Il dentista la salutò con voce morbida.

«Ciao, Sofia. Io guardo solo il dentino, va bene?»

Lei annuì.

La matrigna rimase in piedi vicino alla poltrona, la borsa stretta al gomito e lo sguardo addosso alla bambina.

«È un po’ teatrale,» disse, come se dovesse avvisare tutti prima che Sofia rovinasse la mattinata.

Il dentista sorrise appena, senza raccogliere il commento.

Abbassò la lampada, regolò lo sgabello e prese lo specchietto.

«Apri piano la bocca.»

Sofia rimase immobile.

La luce le cadeva sul viso e faceva brillare appena gli occhi, ma le labbra restarono chiuse.

«Solo un pochino,» riprovò lui.

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